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Uno studio pubblicato su *Brain Sciences* ha messo a fuoco l’effetto dei videogiochi d’azione sul cervello. Sono stati confrontati 27 giocatori abituali (VGP) con 19 non‑giocatori (NVGP) usando risonanze magnetiche strutturali e di diffusione. I risultati mostrano che i VGP hanno una corteccia più spessa in diverse aree del lobo parietale destro – inferior, superiore, supramarginale e precuneo – regioni chiave per la percezione spaziale e il movimento. Inoltre, la microstruttura della materia bianca, misurata con l’anisotropia quantitativa (QA), risulta più elevata lungo i tratti che collegano il solco occipitale (SOG) al lobo parietale (SPL) e all’area temporale inferiore (IPL). In pratica, il cervello dei giocatori sembra più “connesso” e con una superficie più robusta nelle zone che gestiscono la visione e la coordinazione. Gli autori sottolineano che, pur essendo uno studio trasversale, i dati suggeriscono che l’esposizione prolungata a generi veloci – sparatutto in prima persona, strategia in tempo reale, MOBA e battle‑royale – possa favorire lo sviluppo di queste strutture. Tuttavia, non è possibile affermare una relazione di causa‑effetto; servono studi longitudinali per capire se i videogiochi modellano il cervello o se persone con queste caratteristiche sono più attratte da questi giochi. In ogni caso, la ricerca apre nuove prospettive su come l’interazione digitale possa influenzare la nostra neuro‑architettura.

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L’analisi della corteccia è stata effettuata con FreeSurfer, un software che ricostruisce la superficie cerebrale a partire da immagini T1‑weighted. La misura della spessore corticale (cortical thickness) fornisce un indice di densità neuronale e di sinaptogenesi. Un valore più alto può indicare una maggiore capacità di elaborazione locale. Per la materia bianca, è stato usato il DSI‑Studio per calcolare la QA, che quantifica la direzione preferenziale dell’acqua lungo le fibre nervose. Un QA elevato suggerisce fibre più ordinate e meno dispersione, tipico di una migliore integrità strutturale. Le regioni coinvolte – SOG, SPL, IPL – fanno parte del cosiddetto "dorsal stream", responsabile della trasformazione di informazioni visive in azioni motorie. Studi precedenti hanno mostrato che l’allenamento intensivo in compiti visuo‑spaziali può aumentare la connettività funzionale in queste aree; il presente lavoro aggiunge evidenza strutturale. Tuttavia, la natura trasversale dello studio limita l’inferenza causale: è possibile che individui con una struttura occipito‑parietale più sviluppata siano più inclini a scegliere giochi d’azione. Per confermare la direzione dell’effetto, sarebbe necessario un disegno longitudinale con gruppi di intervento controllati, includendo misure pre‑ e post‑training, e valutando anche l’impatto di variabili confondenti come l’attività fisica, il livello di istruzione e la genetica. Inoltre, l’analisi di altri tratti della materia bianca, come la radiazione frazionata (FA) e la diffusività media (MD), potrebbe fornire un quadro più completo della plasticità indotta dal gaming.

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Fonti

Autori:
Chandrama MukherjeeKyle CahillMukesh Dhamala
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 27/05/2026 Studio Originale / Fonte Primaria
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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