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Nel cuore della città di Timgad, in Algeria, sorgeva la biblioteca pubblica di Rogatianus, un edificio romano che ha attirato l'attenzione di archeologi e architetti per secoli. Recenti ricerche hanno usato la modellazione 3D e il software Radiance per ricreare virtualmente l'ambiente luminoso di quella sala di lettura. Il primo passo è stato confrontare le regole di Vitruvio, il padre dell'architettura romana, con le scoperte di studi precedenti su altre biblioteche antiche. Vitruvio consigliava ampie aperture e una disposizione che sfruttasse la luce naturale, ma la zona di Timgad ha un clima luminoso diverso da quello di Roma. Le simulazioni hanno mostrato che la luce del giorno non era distribuita uniformemente: alcune zone erano illuminate intensamente, mentre altre rimanevano più ombrose. Questo suggerisce che gli antichi lettori potevano scegliere dove sedersi in base al tipo di attività – consultare testi, leggere in silenzio o conservare volumi – e forse anche in base all'ora del giorno. Il risultato è una nuova prospettiva su come la progettazione architettonica romana si adattasse alle condizioni locali, dimostrando che la luce era un elemento chiave non solo per la visibilità, ma anche per l'uso funzionale degli spazi culturali.

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L'analisi dettagliata della biblioteca di Timgad è stata condotta mediante una pipeline di simulazione radiometrica avanzata. Dopo la scansione laser del sito, è stato generato un modello poligonale con precisione sub-centimetrica, includendo aperture, colonne e superfici interne. Il software Radiance, noto per la sua capacità di calcolare la distribuzione spettrale della luce, è stato configurato con dati meteorologici storici della regione, includendo l'angolo solare medio per ogni ora del giorno durante le stagioni primaverili ed estive. Sono stati eseguiti calcoli di illuminamento (lux) e di fattore di utilizzo della luce (Daylight Factor) per ogni punto della griglia di analisi. I risultati mostrano valori di Daylight Factor variabili dal 2% al 12%, con picchi nelle zone più vicine alle finestre nord-orientali. Inoltre, l'analisi spettrale ha evidenziato una predominanza di luce blu‑gialla, tipica delle condizioni desertiche, che avrebbe potuto influenzare la percezione cromatica dei manoscritti. L'irregolarità della distribuzione luminosa suggerisce una possibile organizzazione funzionale degli spazi: aree più luminose per la consultazione di testi a caratteri grandi, zone più scure per la conservazione di rotoli sensibili alla luce UV. Questi dati supportano l'ipotesi che gli architetti romani, pur seguendo i canoni di Vitruvio, adattassero il progetto alle specificità climatiche locali, ottimizzando l'uso della luce naturale per diverse attività culturali.

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Fonti

Autori:
Hana DjouadiAzeddine BelakehalPaola Zanovello
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 16/12/2025
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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