Hai mai sentito parlare degli *umarell*? Sono gli anziani dell'Emilia-Romagna che passano le giornate a osservare i cantieri e dare consigli non richiesti. Una tradizione unica, ma come farla conoscere ai più giovani? Un gruppo di ricercatori ha creato un'app di realtà aumentata (AR) per trasformare questa usanza in un'esperienza interattiva. Con l'app, gli utenti possono esplorare modelli 3D di cantieri e scoprire la storia degli *umarell* direttamente dal loro smartphone. Il progetto ha coinvolto oltre 125 giovani in una dimostrazione pubblica, mostrando come la tecnologia possa essere un ponte tra generazioni. Gli adulti hanno apprezzato il valore culturale, mentre i più giovani sono stati attratti dalle funzionalità digitali. Un modo innovativo per preservare le tradizioni e renderle accessibili a tutti!
L'intervento è stato progettato utilizzando metodi di Human-Computer Interaction (HCI), coinvolgendo 15 giovani adulti in un focus group e 73 partecipanti in un sondaggio. L'esperienza in-situ combina oggetti tangibili con contenuti digitali interattivi in 3D accessibili tramite realtà aumentata su un'app mobile. L'app sfrutta i sensori dello smartphone, come GPS e giroscopio, per adattare dinamicamente e contestualizzare il modello 3D del cantiere nell'ambiente reale, migliorando la consapevolezza spaziale e l'immersione. Per valutare l'efficacia della soluzione, sono stati coinvolti circa 125 adolescenti e giovani adulti in una dimostrazione pubblica. I risultati hanno mostrato che il concetto di *umarell* è più familiare agli adulti, che ne riconoscono anche il valore territoriale, mentre i partecipanti più giovani sono stati principalmente attratti dalle funzionalità digitali dell'app (funzione AR e modello 3D). Questo studio estende la ricerca esistente dimostrando come strategie ibride, che combinano AR mobile con elementi tangibili, migliorino l'engagement con il patrimonio culturale tra i giovani. Il processo di co-design intergenerazionale ha aiutato a identificare caratteristiche significative, mitigando al contempo i rischi di appiattimento culturale e commercializzazione. Nel complesso, la tecnologia emerge non come sostituto, ma come ponte per la trasmissione culturale intergenerazionale.
