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Le barriere educative possono sembrare muri alti, ma non sono invincibili. In Italia, 479 ragazzi di 14‑18 anni hanno risposto a un questionario su ostacoli interni ed esterni. Gli ostacoli interni nascono da autostima bassa o poca fiducia nelle proprie capacità. Quelli esterni dipendeno da condizioni familiari o socioeconomiche. Le ragazze hanno segnalato più ostacoli interni rispetto ai ragazzi, ma non ci sono differenze di genere per gli ostacoli esterni né per la loro orientamento futuro. Analisi statistiche hanno mostrato che essere femmina, avere una bassa educazione parentale, una percezione sociale ridotta e un orientamento futuro debole aumentano la sensazione di barriere. La regressione ha evidenziato che genere, livello di istruzione dei genitori e status sociale predicono le barriere percepite, mentre l’orientamento futuro aggiunge una spiegazione extra. Questi risultati suggeriscono che le scuole devono intervenire su due fronti: ridurre le disuguaglianze strutturali e rafforzare la fiducia interna degli studenti. Programmi che promuovono l’autoefficacia e un futuro chiaro possono aiutare soprattutto ragazze e giovani in situazioni svantaggiate. Con interventi mirati, la scuola può diventare un trampolino verso nuovi orizzonti, non un ostacolo. Le scuole possono organizzare laboratori di orientamento e team building per rafforzare motivazione e appartenenza. Tali iniziative, unite a programmi di tutoraggio tra pari, possono ridurre il gap tra studenti di diversi contesti socioeconomici.

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Il questionario utilizzato nello studio combina scale validated per misurare l’autoefficacia accademica, la percezione di ostacoli interni (es. bassa fiducia, scarsa motivazione) e ostacoli esterni (es. difficoltà finanziarie, supporto familiare limitato). Le scale sono Likert a 5 punti, con valori da 1 a 5, e sono state calibrate in precedenti ricerche italiane, garantendo validità convergente e discriminante. Il campione comprende 479 studenti di sei scuole superiori del Nord Italia, età 14‑18 anni, distribuiti equamente tra generi. La procedura di raccolta dati è stata anonima e conforme alle normative sulla privacy. Le analisi statistiche includono test t per confrontare differenze di genere, correlazioni di Pearson per valutare relazioni lineari, e regressione multipla gerarchica per testare l’impatto di vari preditori sull’intera percezione delle barriere. Il modello di regressione è stato costruito inserendo prima variabili demografiche (genere, livello di istruzione dei genitori, status socioeconomico), poi variabili psicologiche (autoefficacia, orientamento futuro) e infine l’interazione tra genere e contesto. I risultati mostrano che le ragazze riportano punteggi più alti di ostacoli interni, mentre non emergono differenze di genere per ostacoli esterni né per orientamento futuro. Inoltre, un livello più basso di istruzione parentale, una percezione sociale ridotta e un orientamento futuro debole correlano positivamente con la percezione complessiva delle barriere. La regressione evidenzia che genere, istruzione parentale e status socioeconomico sono preditori significativi, mentre l’orientamento futuro aggiunge una contribuzione indipendente. Questi risultati confermano che le barriere percepite derivano sia da fattori strutturali che da dinamiche psicologiche individuali, suggerendo l’importanza di interventi integrati che mirino a ridurre le disuguaglianze socioeconomiche e a potenziare la fiducia e la visione futura degli studenti.

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Immagina di dover correre una gara con uno zaino pesantissimo: è la sensazione di barriera che molti ragazzi provano a scuola. Lo studio mostra che quel 'zaino' può pesare di più per alcune ragazze o per chi ha genitori con meno studi, ma è possibile toglierlo o alleggerirlo con il giusto supporto, trasformando la scuola in un trampolino invece che in un muro.

Fonti

Autori:
Paolo BozzatoErica CorradiMarco CrudoIris Pelizzoni
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 17/08/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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