Il Building Information Modelling, o BIM, è come un videogioco 3D per gli architetti: crea un modello digitale che contiene non solo la forma dell’edificio, ma anche dati su materiali, costi e manutenzione. Per le costruzioni nuove, il BIM è già una pratica consolidata: i software offrono librerie di oggetti parametrici – finestre, porte, travi – che si adattano facilmente alle specifiche del progetto. Basta scegliere l’elemento, impostare le dimensioni e il modello prende vita.
Ma cosa succede quando si vuole ricostruire un edificio storico, magari un palazzo del Rinascimento o una chiesa medievale? Qui entra in gioco l’HBIM, la variante “heritage” del BIM. Gli oggetti standard non bastano: le strutture antiche hanno forme uniche, materiali particolari e dettagli che non trovi in una libreria moderna. Gli esperti devono quindi creare nuovi oggetti parametrici, spesso partendo da misurazioni laser, foto ad alta risoluzione e documenti d’archivio. Questo richiede più tempo e competenze specifiche, perché ogni elemento deve rispettare la fedeltà storica.
Lo studio pubblicato su *Heritage* confronta questi due approcci. I risultati mostrano che modellare un edificio nuovo è più lineare, mentre la ricostruzione di un patrimonio richiede un lavoro di ricerca e personalizzazione più complesso. Tuttavia, entrambi i metodi migliorano la collaborazione tra ingegneri, architetti e conservatori, rendendo più semplice pianificare interventi di restauro o progettare nuove costruzioni in armonia con il contesto storico.
