In un impianto industriale che trasforma il letame di mucca in biogas, gli scienziati hanno provato un nuovo trucco: riscaldare il materiale a 70‑72 °C con il batterio Caldicellulosiruptor, un vero “termofilo estremo”. Questo passaggio, chiamato EBP (Extremophilic Biological Process), rende il substrato più facile da digerire, ma cosa succede ai microrganismi che poi producono metano?
L’impianto è diviso in tre tipi di reattori. I primi sono i serbatoi EBP, dove avviene il riscaldamento. Poi ci sono i CSTR mesofili, che trattano il letame senza pre‑trattamento, e infine gli IBR, che ricevono il flusso combinato dei CSTR e dei serbatoi EBP. Tutti hanno un tempo di permanenza di due giorni e sono stati monitorati per 60 giorni.
I risultati mostrano che il riscaldamento aumenta la quantità di acetato, una molecola chiave per la produzione di metano. Tuttavia, le specie di metanogeni che usano direttamente l’acetato, come Methanosarcina, diminuiscono negli IBR. Al loro posto crescono i metanogeni sintrofici, appartenenti alla famiglia Methanobacteriaceae, che collaborano strettamente con batteri che producono idrogeno.
Le analisi di rete confermano che queste collaborazioni sono molto più strutturate nei digestati pretrattati, mentre nei CSTR non ci sono. In pratica, il trattamento caldo spinge il sistema verso una “metanogenesi sintrofica”, dove più partner microbici lavorano insieme. Per sfruttare al meglio questa dinamica, gli impianti devono mantenere i metanogeni acetoclasti attivi, evitando che l’acetato venga sprecato e massimizzando così la resa di metano.
