Le città‑oasi, come Urumqi, sono veri e propri polmoni verdi per l’ambiente. Negli ultimi trent’anni, però, desertificazione e urbanizzazione hanno messo a dura prova questi spazi. Uno studio ha analizzato le variazioni del paesaggio verde dal 1990 al 2020 usando immagini satellitari e un classificatore random forest. I risultati mostrano che il territorio è dominato da aree non utilizzate, spazi verdi urbani e terreni edificati, che insieme superano l’80% della superficie. Tra 1990 e 2020, le aree verdi urbane sono scese dello 0,38%, i corpi idrici del 37,41%, i terreni agricoli dello 0,57% e le zone non utilizzate del 4,58%. Parallelamente, le superfici edificate sono cresciute in modo marcato, frammentando ulteriormente i parchi cittadini. Gli indici di diversità (Shannon) e uniformità sono aumentati, mentre quelli di contagio e connettività sono diminuiti, indicando una rete verde più sparsa e meno collegata. Le cause di questi cambiamenti sono sia naturali che sociali. L’altitudine guida la distribuzione generale del verde, mentre precipitazioni e temperature influenzano le zone settentrionali e meridionali. Fattori economici e demografici, come PIL, popolazione e vicinanza a fiumi o centri abitati, modellano il verde nel cuore della città. Comprendere questi meccanismi è fondamentale per pianificare strategie di gestione sostenibile e proteggere la sicurezza ecologica delle oasi urbane.
L’analisi ha impiegato il classificatore Random Forest per distinguere otto classi di copertura del suolo, garantendo una precisione superiore al 90% grazie a un ampio set di campioni di addestramento. I detector geografici hanno quantificato l’influenza di ciascuna variabile indipendente sulla variabilità spaziale dei pattern verdi, rivelando che l’altitudine spiega circa il 45% della distribuzione complessiva del verde urbano. La regressione geografica pesata (GWR) ha poi evidenziato come l’effetto della precipitazione sia positivo a nord (coefficiente medio +0,23) e negativo a sud (coefficiente medio -0,15), suggerendo una risposta asimmetrica del vegetazione alle risorse idriche. I fattori socio‑economici, in particolare il PIL pro capite, mostrano una correlazione positiva con l’espansione delle aree verdi nei quartieri più ricchi, ma una correlazione negativa nelle zone periferiche dove la pressione edilizia è più forte. L’indice di contagio, diminuito del 4,3 punti, indica una perdita di continuità tra le aree verdi, con potenziali ripercussioni sulla connettività ecologica e sulla capacità di mitigare l’effetto “isola di calore”. L’aumento dell’indice di Shannon (+0,12) riflette una maggiore eterogeneità delle specie vegetali, probabilmente dovuta all’introduzione di specie ornamentali in nuovi parchi urbani. Questi risultati suggeriscono che le politiche di pianificazione verde dovrebbero privilegiare la creazione di corridoi ecologici e la conservazione di aree ad alta elevazione, dove il verde è più resiliente alle variazioni climatiche. Inoltre, l’integrazione di dati climatici ad alta risoluzione con indicatori socio‑economici può migliorare la previsione di futuri scenari di verde urbano, supportando decisioni più informate per la sostenibilità delle oasi urbane.
