Una ricerca recente ha messo alla prova ChatGPT, l’assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale, per capire come influisce sul pensiero critico universitario. Sono stati coinvolti quaranta studenti di un’università del sud‑ovest USA. Dopo aver risposto a un questionario, sei di loro hanno condiviso i dialoghi con ChatGPT e due hanno partecipato a interviste approfondite.
I risultati del sondaggio mostrano che l’AI ha migliorato le fasi di “evento scatenante”, “esplorazione” e “integrazione” (media 3,6‑3,7 su 5), ma non ha avuto un impatto evidente nella fase finale di “risoluzione”. L’analisi dei dialoghi ha rivelato due modalità di utilizzo: una passiva, dove lo studente segue le indicazioni dell’AI, e una collaborativa, dove l’AI supporta il ragionamento umano.
Le interviste hanno evidenziato che, con una guida adeguata, gli studenti riescono a completare tutte le quattro fasi della presenza cognitiva, migliorando così il loro pensiero critico. In pratica, ChatGPT diventa un “compagno più esperto” che stimola la riflessione anziché sostituirla.
Gli autori concludono che il vero valore dell’AI in aula dipende dalla qualità dell’interazione umano‑macchina. Il futuro dell’educazione dovrebbe quindi puntare a una co‑partecipazione, dove intelligenza umana e artificiale si integrano per aprire nuove prospettive epistemiche, mantenendo sempre al centro la supervisione e la riflessione critica dello studente.
