Nel cuore della Serbia, a Kostolac, gli archeologi hanno scoperto i resti di un antico anfiteatro romano: Viminacium. Le pareti dell'arena, un tempo coperte da vivaci dipinti, raccontano storie di spettacoli, battaglie e miti. Per capire quali pigmenti usavano gli artigiani romani, gli studiosi hanno combinato diverse tecniche: l'analisi chimica con EDXRF, la diffrazione a raggi X (XRD) e le spettroscopie Raman e FTIR.
I risultati sono sorprendenti: oltre ai classici colori della terra – giallo, rosso, marrone e verde – sono emersi pigmenti più pregiati. Il blu egiziano, ottenuto da rame, e il lapislazzuli, una pietra semipreziosa proveniente probabilmente dall'Afghanistan, dimostrano che i romani importavano materiali da lontano per rendere le loro scenografie più spettacolari. Anche il cinabro, un rosso intenso a base di mercurio, è stato identificato, confermando l'uso di colori costosi.
Le analisi hanno suggerito che alcuni pigmenti derivassero da sedimenti marini, mentre altri da rocce di regioni diverse, indicando una rete commerciale estesa. Questo non solo arricchisce la nostra conoscenza delle tecniche artistiche romane, ma aiuta a ricostruire il ruolo degli anfiteatri nella vita provinciale del Danubio. In pratica, le pareti dipinte di Viminacium ci mostrano come l'arte, la scienza e il commercio si intrecciassero per creare spettacoli indimenticabili.
