Negli ultimi 40 anni, l'uso di aree protette (conservation easements) è aumentato nelle zone periferiche delle città, sia negli USA che nel mondo. Uno studio recente ha analizzato 12 contee metropolitane in crescita negli Stati Uniti, utilizzando diverse statistiche spaziali per capire meglio come queste aree si distribuiscono. I risultati mostrano che le aree protette tendono a raggrupparsi in modi diversi a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche locali. Ad esempio, le aree con scopi biologici non si raggruppano in base alla dimensione, mentre quelle con dimensioni maggiori mostrano pattern di clustering più evidenti. Inoltre, le contee con regolamentazioni governative non mostrano un modello di raggruppamento costante, suggerendo che altri fattori influenzano la loro distribuzione. Questi risultati sono importanti per la pianificazione conservazionista e la gestione ambientale, specialmente in risposta ai cambiamenti climatici.
Lo studio ha utilizzato tre principali statistiche spaziali: Ripley’s K, Average Nearest Neighbor e Global Moran’s I. Ripley’s K e Average Nearest Neighbor hanno mostrato pattern di clustering distinti nelle contee analizzate, nonostante le differenze tra le contee e le caratteristiche delle aree protette. Global Moran’s I ha rivelato che la dimensione delle aree protette influisce sul loro raggruppamento. Inoltre, le aree con un primo scopo biologico non si raggruppano in base alla dimensione, suggerendo che altri fattori, come la biodiversità o la tipologia di habitat, possano giocare un ruolo cruciale. Le contee con regolamentazioni governative non mostrano un modello di raggruppamento costante, indicando che altri fattori, come la pressione urbanistica o la disponibilità di fondi, possono avere un impatto maggiore sulla distribuzione delle aree protette. Questi risultati sottolineano l'importanza di utilizzare più test statistici per rivelare relazioni complesse tra fenomeni spaziali, fondamentali per la pianificazione conservazionista e la gestione ambientale.
