Nel cielo notturno esistono stelle che sembrano nascondere un segreto. Sono le FS CMa, un gruppo di stelle di tipo B che mostrano il cosiddetto fenomeno B[e]: nei loro spettri compaiono linee di emissione proibite e un forte eccesso di luce infrarossa. Questi indizi puntano a una nube di gas e polvere che avvolge la stella, quasi come una nebbia cosmica. Per anni gli astronomi hanno cercato di capire da dove provenga questa “cappotta” di materiale. Una teoria emergente suggerisce che molte FS CMa nascano dalla fusione di due stelle di massa intermedia. Quando due stelle si avvicinano, le loro orbite si accorciano e, alla fine, si fondono in un unico corpo più massiccio. Il processo rilascia una quantità enorme di energia, spingendo gas e polvere verso l’esterno e creando l’ambiente ricco di emissioni che osserviamo. Recenti osservazioni, grazie a telescopi spaziali e a spettrografia ad alta risoluzione, hanno individuato segnali tipici di collisioni stellari, come velocità anomale del gas e strutture a disco toroidale. Se la fusione è davvero la causa, le FS CMa diventerebbero laboratori naturali per studiare come le stelle crescano, si trasformino e, talvolta, si “scontrino” nel loro viaggio cosmico.
Le fusioni di stelle di massa intermedia rappresentano un ramo ancora poco esplorato della dinamica stellare. Quando due stelle di circa 3‑8 masse solari si avvicinano, l’interazione gravitazionale può portare a una perdita di momento angolare attraverso onde di marea e l’emissione di onde gravitazionali deboli. Questo accorcia l’orbita fino a quando le loro atmosfere si sovrappongono, creando una zona di contatto dove la materia si riscalda rapidamente. Il risultato è una fase transitoria di “stella ibrida” con un nucleo più massiccio e una struttura esterna altamente turbolenta. Il gas espulso forma un disco circumstellare denso, ricco di silicate e carbonio, che spiega l’eccesso infrarosso tipico dei FS CMa. Le linee di emissione proibite, come [O I] e [Fe II], nascono in regioni a bassa densità ma alta temperatura, dove gli elettroni sono eccitati da shock termici generati dal rapido flusso di materiale. Studi spettroscopici recenti hanno rilevato velocità radiali del gas superiori a 200 km/s, compatibili con modelli di collisione. Inoltre, la presenza di isotopi rari, come 13C, suggerisce una nucleosintesi interna avvenuta durante la fusione. Questi dati supportano l’ipotesi che le FS CMa siano il prodotto di un evento di merger, fornendo un test cruciale per le simulazioni idrodinamiche di fusioni stellari. La comprensione di questi processi può anche illuminare la formazione di oggetti più estremi, come le stelle di Wolf‑Rayet o i progenitori di supernove di tipo IIn, dove la presenza di un ambiente denso di gas è fondamentale per l’emissione di luce brillante. In sintesi, le FS CMa offrono una finestra unica su come le stelle possono “crescere” non solo assorbendo materia, ma anche fondendosi con un compagno, rivelando dinamiche complesse che collegano evoluzione stellare, chimica del mezzo interstellare e fenomeni transitori di alta energia.
