Nel 2023 gli archeologi hanno scattato centinaia di foto della ara funeraria di Ofilius Ianuarius, trovata nella Via Appia Antica 39. Con la fotogrammetria hanno trasformato le immagini in modelli 3D georeferenziati, cioè con le coordinate esatte sul terreno. Poi hanno provato due percorsi digitali. Il primo usa l’Extended Matrix Framework (EMF), Blender e EMviq per costruire una rete di strati stratigrafici e pubblicarla online. Il secondo converte i modelli in formato .gltf, li arricchisce con annotazioni semantiche grazie al CRMArcheo Annotation Tool, e li carica sulla piattaforma ATON. Entrambi i metodi documentano con precisione la struttura della tomba, ma differiscono nella capacità di aggiungere informazioni strutturate e di scambiare dati con altri sistemi. Il risultato mostra che un modello 3D “reale” può diventare anche un “contenitore” di conoscenza, collegando dati archeologici, ontologie e visualizzazioni interattive. Questo approccio rende più facile verificare le ipotesi, condividere i risultati e coinvolgere il pubblico. In futuro, gli studiosi potranno collegare più siti, creare archivi aperti e rendere la ricerca più trasparente e riproducibile, trasformando la scoperta in un’esperienza digitale condivisa.
Il workflow EMF si basa sull’Extended Matrix, un modello teorico che rappresenta le relazioni di sovrapposizione tra unità stratigrafiche. In Blender, le mesh 3D vengono importate come oggetti separati per ciascuna fase di deposizione, consentendo di assegnare a ciascuna un attributo EMviq che ne descrive la posizione temporale e la tipologia di materiale. L’interfaccia EMviq genera un file JSON che codifica le connessioni gerarchiche, rendendo possibile la visualizzazione interattiva su piattaforme web. Il secondo workflow sfrutta il formato .gltf, standard aperto per la trasmissione di modelli 3D con texture e animazioni. Il CRMArcheo Annotation Tool, sviluppato come add‑on di Blender, permette di associare a ogni elemento geometrico un set di metadati semantici conformi al modello CIDOC‑CRM, facilitando l’interoperabilità con database archeologici. Le annotazioni vengono esportate in RDF/Turtle, integrabili in ontologie tematiche come LIDO o Open Context. La piattaforma ATON, basata su WebGL, consente il rendering in tempo reale di scene complesse e l’interazione tramite VR/AR. Grazie a queste tecnologie, i ricercatori possono confrontare i dati stratigrafici con informazioni provenienti da analisi microstratigrafiche, isotopiche o di datazione, creando un “digital twin” dell’intero complesso funerario. Questo approccio promuove la trasparenza metodologica, poiché ogni passaggio – dalla acquisizione fotografica alla pubblicazione dei metadati – è documentato e replicabile, aprendo la strada a studi comparativi su scala europea. Inoltre, la modularità dei formati .gltf e RDF facilita l’integrazione con future piattaforme di intelligenza artificiale, che potranno analizzare pattern stratigrafici su grandi insiemi di dati, migliorando la nostra comprensione dei processi funerari dell’antica Roma.
