Le specie acquatiche invasive rappresentano una minaccia per gli ecosistemi di tutto il mondo. La loro diffusione tra bacini idrografici avviene principalmente durante eventi di piena, quando i confini naturali diventano temporaneamente superabili. Un team di ricercatori ha sviluppato un metodo innovativo per identificare i punti di connessione tra bacini durante forti precipitazioni. Utilizzando dati satellitari e modelli statistici, hanno creato un indice che combina altitudine, dimensione del bacino e caratteristiche geologiche. Questo approccio permette di prevedere con precisione (94%) dove si formeranno connessioni idriche durante eventi estremi. La ricerca si è concentrata sui pesci invasivi negli Stati Uniti, ma il metodo è applicabile globalmente. Questa tecnologia offre agli ambientalisti uno strumento potente per prevenire la diffusione di specie non native, proteggendo la biodiversità acquatica. I dati sono liberamente disponibili e facili da utilizzare, rendendo accessibile a tutti la mappatura delle zone a rischio.
Lo studio utilizza un approccio multidisciplinare che combina idrologia, ecologia e telerilevamento. L'indice di connettività sviluppato si basa su tre parametri fondamentali: l'elevazione del punto rispetto alle quote minime dei bacini adiacenti (HUC-12), la dimensione del bacino idrografico e le caratteristiche geologiche locali. I ricercatori hanno utilizzato dati Landsat per validare la presenza di acqua superficiale durante eventi con più di 20 mm di precipitazioni in 3 giorni. Il modello statistico raggiunge un margine di predizione eccezionale (R2 = 0.94) grazie all'analisi delle interazioni tra i diversi fattori ambientali. Questo permette di identificare anche connessioni temporanee che durano poche ore, ma sufficienti per il passaggio di specie acquatiche. La metodologia è scalabile e può essere applicata a diverse regioni geografiche, offrendo uno strumento prezioso per la pianificazione conservazionistica.
