La Grecia, crocevia di civiltà per millenni, non ha ancora un archivio digitale nazionale che raccolga le fonti arabe dal VIII al XVI secolo. Questo vuoto rende difficile per gli studiosi greci studiare la storia araba e islamica, lasciando spazio a narrazioni troppo eurocentriche. Per colmare il divario nasce la Hellenic Digital Library of Arabic Historical Sources (HDB‑AHS), una piattaforma trilingue (greco‑inglese‑arabo) che vuole raccogliere, conservare e rendere libere cronache, lettere diplomatiche e diari di viaggio. Il progetto prevede sei fasi: digitalizzazione con standard IIIF, codifica dei testi in TEI‑XML, adozione dei principi FAIR per l’interoperabilità e CARE per il rispetto delle comunità, e licenze aperte con un sistema di verifica dei diritti. Oltre a potenziare la ricerca accademica, la biblioteca digitale vuole diventare un ponte culturale, offrendo strumenti concreti per combattere l’intolleranza e promuovere il dialogo tra civiltà. Se avrà successo, potrà ispirare altre iniziative simili in campi ancora poco rappresentati, dimostrando che la tecnologia può unire passato e futuro per costruire una società più inclusiva.
Il progetto HDB‑AHS si basa su una architettura modulare che integra IIIF (International Image Interoperability Framework) per la visualizzazione ad alta risoluzione di manoscritti e mappe, consentendo agli utenti di zoomare su dettagli minuziosi come calligrafie o annotazioni marginali. I testi saranno codificati in TEI‑XML (Text Encoding Initiative), uno standard internazionale che permette di descrivere strutturalmente elementi come titoli, note, riferimenti bibliografici e varianti testuali, facilitando l’analisi computazionale e il data mining. L’interoperabilità è garantita dai principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable): i metadati saranno pubblicati in schemi RDF/OWL, rendendo le risorse indicizzabili da motori di ricerca accademici. Parallelamente, i principi CARE (Collective Benefit, Authority, Responsibility, Ethics) saranno applicati per gestire contenuti sensibili, ad esempio lettere diplomatiche che trattano di questioni tribali o religiose, assicurando che le comunità di origine mantengano un ruolo decisionale. Per la gestione dei diritti, il progetto prevede un framework di clearance che combina licenze Creative Commons (CC‑BY‑SA) per i materiali di pubblico dominio con accordi di licenza specifici per opere ancora protette da copyright. Inoltre, verrà implementato un sistema di versionamento basato su Git‑LFS per tracciare modifiche e contributi degli editor, garantendo trasparenza e responsabilità. L’infrastruttura cloud, ospitata su server europei certificati ISO/IEC 27001, assicura la conservazione a lungo termine e la resilienza contro perdite di dati. Infine, la piattaforma offrirà API RESTful per l’accesso programmatico, permettendo a ricercatori di sviluppare strumenti di analisi testuale, visualizzazioni di reti diplomatiche e mappe tematiche, aprendo nuove prospettive di ricerca interdisciplinare.
