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Le grandi torri di cemento degli ex‑blocchi prefabbricati sembrano ormai solo ricordo di un passato lontano, ma nascondono un tesoro di valore materiale e sociale. Un gruppo di ricercatori ha ideato il Building Identity Passport (BIP), un vero e proprio “passaporto” digitale per ogni edificio. Il BIP raccoglie dati da più fonti: modelli BIM, termografie, questionari agli abitanti e interviste a esperti. Così si ottiene una mappa completa che combina ciò che è visibile (crepe, isolamento) con ciò che si sente (comfort, salute). I risultati mostrano che le termografie confermano le simulazioni BIM, dimostrando che il digitale può parlare con il reale. Le indagini sulla comunità rivelano le tensioni tra risparmio energetico e benessere degli occupanti. Grazie al BIP, i comuni possono confrontare diverse strategie di riqualificazione, scegliere soluzioni più circolari e comunicare meglio con i cittadini. Il metodo è scalabile: le parti tecniche restano uguali, mentre gli indicatori sociali si adattano a ogni zona. In futuro, i ricercatori vogliono automatizzare l’elaborazione dei dati e testare il passaporto in altri contesti abitativi, trasformando la riqualificazione urbana in un processo più trasparente e sostenibile.

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Il Building Identity Passport (BIP) si basa su una architettura di dati a più livelli, integrando modelli BIM (Building Information Modeling) con analisi termografiche a infrarossi ad alta risoluzione. Le termografie, effettuate in condizioni di equilibrio termico, consentono di identificare ponti termici, infiltrazioni d'aria e difetti di isolamento, fornendo input quantitativi per la calibrazione dei modelli energetici BIM. Parallelamente, i questionari agli occupanti raccolgono metriche soggettive (comfort termico, percezione della qualità dell'aria, soddisfazione abitativa) che vengono normalizzate mediante scale Likert a 5 punti e inserite in un indice di benessere abitativo (IBH). Le interviste agli esperti forniscono dati qualitativi su patologie costruttive tipiche dei blocchi prefabbricati, come la delaminazione dei pannelli prefabbricati e la corrosione delle armature in acciaio. Tutti questi dataset sono fusi in un framework di decision support basato su algoritmi di clustering gerarchico, che raggruppano gli edifici in categorie di intervento (efficienza energetica, miglioramento della salute, conservazione patrimoniale). Il risultato è una matrice di priorità che bilancia indicatori ambientali (CO₂ evitato, consumo energetico), economici (costo ciclo di vita) e sociali (indice di benessere). La validazione sperimentale ha mostrato una correlazione r=0,87 tra le previsioni BIM e le misurazioni termografiche, confermando l'affidabilità del modello integrato. Inoltre, l'analisi statistica dei dati di percezione ha evidenziato che un miglioramento di 10 % dell'isolamento termico si traduce in un aumento medio del 6 % del punteggio di comfort percepito, sottolineando l'importanza di un approccio olistico nella riqualificazione degli edifici prefabbricati. Il BIP, quindi, non è solo uno strumento di diagnostica, ma una piattaforma decisionale che permette di ottimizzare gli interventi di riuso urbano in chiave circolare, riducendo gli sprechi di materiale e migliorando la qualità della vita degli abitanti.

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Fonti

Autori:
Ivett-Greta ZsakAdrian Horațiu PescaruLucia-Daniela Manea
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 24/12/2025
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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