Nel mondo dell’intelligenza artificiale (IA) due parole suonano spesso come gemelle: interpretabilità ed esplicabilità. Ma cosa significano davvero? Interpretabilità è la capacità di capire, “a occhio nudo”, come un modello prende decisioni. Un albero decisionale o una regressione logistica, per esempio, mostrano direttamente le regole che usano. Esplicabilità, invece, è il “racconto” che un algoritmo più complesso (come una foresta casuale o una rete neurale) può fornire dopo il fatto, usando tecniche post‑hoc.
Un gruppo di ricercatori ha proposto una nuova classificazione per mettere ordine in questo campo. Partendo dalla distinzione formale di Dib, hanno creato tre assi di valutazione:
1. **Intrinseco vs. estrinseco** – il modello è già interpretabile o richiede un metodo aggiuntivo?
2. **Specifico vs. agnostico** – la tecnica è pensata per un tipo di modello o funziona su tutti?
3. **Locale vs. globale** – spiega una singola previsione o l’intero comportamento del modello?
Questa griglia a tre dimensioni supera le vecchie classificazioni a due facce, offrendo una mappa più completa. Per dimostrarlo, gli autori hanno analizzato il famoso dataset sul cancro al seno. Hanno confrontato modelli intrinsecamente interpretabili (regressione logistica, albero decisionale) con metodi post‑hoc come TreeInterpreter per le foreste casuali e LIME, applicato anche ai modelli già chiari per testarne la robustezza.
Il risultato? Una panoramica più chiara su quale strumento scegliere a seconda del contesto, rendendo l’IA più trasparente e affidabile. Un passo importante verso sistemi intelligenti che non solo funzionano, ma che possiamo anche spiegare.
