Le ricostruzioni virtuali di edifici e città sono ormai fondamentali per studiosi, architetti e musei. Mostrare un modello 3D è spettacolare, ma dietro quel risultato c’è una serie di scelte, fonti e ipotesi che spesso rimangono nascoste. Senza una documentazione chiara – i cosiddetti “paradata” – rischiamo di perdere il sapere che ha guidato la ricostruzione e di ridurre il valore scientifico del lavoro. Il progetto IDOVIR nasce proprio per colmare questo vuoto. Si tratta di una piattaforma web semplice da usare, pensata per raccogliere tutti i dati di origine, le decisioni metodologiche e le valutazioni di affidabilità di una ricostruzione digitale. L’obiettivo è creare un flusso di lavoro standardizzato, accessibile a chiunque, dal ricercatore esperto allo studente curioso. Finora la piattaforma ha già attirato numerosi utenti e molti progetti sono disponibili online, pronti per essere consultati e confrontati. In questo modo, chiunque può verificare come è stato costruito un modello, quali fonti sono state usate e quali incertezze sono state considerate. La trasparenza favorisce la collaborazione, evita duplicazioni di lavoro e rende più facile valutare la qualità di una ricostruzione. In futuro, IDOVIR potrebbe diventare lo standard di riferimento per la documentazione delle ricostruzioni virtuali, garantendo che il sapere digitale rimanga vivo e condiviso.
Il framework IDOVIR si basa su un modello di metadati estensibile, ispirato alle specifiche CIDOC‑CRM per la gestione del patrimonio culturale. Gli utenti possono associare a ogni elemento del modello 3D un identificatore unico (URI) che punta a risorse esterne: planimetrie, fotografie, testi storici o risultati di scansioni laser. Il sistema registra le scelte di generalizzazione (es. semplificazione di superfici) e le assunzioni di interpretazione (ad esempio, ricostruzione di parti mancanti basata su analogie stilistiche). Inoltre, IDOVIR integra un modulo di valutazione della affidabilità, che assegna un punteggio di “confidence” a ciascuna componente, basato su criteri quali la quantità di fonti primarie, la coerenza con dati archeologici e la revisione da parte di esperti. Il flusso di lavoro prevede tre fasi: (1) importazione dei dati grezzi, (2) annotazione dei paradata con supporto di template predefiniti, (3) pubblicazione in un repository aperto con licenza CC‑BY. La piattaforma supporta l’interoperabilità tramite API RESTful, consentendo l’integrazione con GIS, BIM e software di visualizzazione come Unity o Unreal Engine. Grazie a queste funzionalità, IDOVIR non solo documenta, ma rende i dati riutilizzabili per analisi comparative, simulazioni ambientali o educative, promuovendo una cultura della trasparenza nella ricostruzione digitale.
