Le mangrovie sono i veri eroi del “blue carbon”: assorbono enormi quantità di CO₂, ma misurare il carbonio sopra il suolo (AGC) è complicato. Le chiome fitte saturano le immagini satellitari, rendendo difficile distinguere quanto biomassa c’è davvero. Per risolvere il problema, un team di ricercatori ha combinato due tecnologie: il LiDAR montato su droni (UAV) e i dati di più satelliti (Sentinel‑1, Sentinel‑2 e ALOS PALSAR‑2). Il LiDAR fornisce la altezza della chioma (CH) con centimetri di precisione, mentre i satelliti offrono informazioni spettrali e testurali su larga scala.
Nel caso di studio della zona di Maowei Sea, in Cina, i ricercatori hanno estratto più di cinquanta caratteristiche (altezza, indice di vegetazione, texture radar) e le hanno inserite in un modello di Random Forest, ottimizzato con la tecnica di Recursive Feature Elimination. Il risultato? Un R² di 0,75 e un errore medio di 14,18 Mg C per ettaro, molto meglio rispetto a un modello basato solo sui satelliti. La CH è emersa come la variabile più importante, capace di superare la saturazione spettrale delle chiome più dense.
Il modello ha stimato un totale di 88.363,73 Mg di carbonio sopra il suolo nella zona studiata, con una media di 53,01 Mg C per ettaro. Questo dimostra che fondere dati aeree ad alta risoluzione con osservazioni satellitari può fornire mappe di carbonio più precise e scalabili, utili per monitorare gli ecosistemi costieri in un clima in rapido cambiamento.
