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Hai mai notato che, dopo una serie di sprint, i tiri da tre punti sembrano più difficili? Uno studio su 12 giocatori universitari di basket ha analizzato proprio questo fenomeno. I ricercatori hanno misurato i livelli di lattato nel sangue, il battito cardiaco e la percezione di fatica, poi hanno registrato i movimenti dei tiri con sensori e una telecamera ad alta velocità. I risultati? I tiri da media distanza (circa 5‑6 metri) non hanno subito un calo significativo di percentuale, ma i tiri da tre punti (circa 7‑8 metri) sono diminuiti notevolmente. La causa? Quando i giocatori sono affaticati, la velocità angolare del polso e del gomito cala, mentre quella del ginocchio aumenta. Nei tiri da tre punti, la riduzione è ancora più marcata al polso, mentre c’è un’impennata della velocità di caviglia, ginocchio ed elbow. In pratica, la fatica rompe la sincronizzazione tra gambe e braccia, rendendo più difficile trasferire la potenza dalle gambe al tiro. Il messaggio è chiaro: per i tiri lunghi serve una buona esplosività delle gambe e un controllo neuromuscolare preciso. Allenare la resistenza e la coordinazione può quindi aiutare a mantenere alta la precisione anche quando il corpo è stanco.

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Lo studio ha utilizzato un sistema di motion capture inerziale (Xsens) capace di registrare i dati cinematici a 240 Hz, integrato da una telecamera ad alta velocità (Sony) per verificare la precisione dei marker. I parametri analizzati comprendevano l’angolo di rilascio, la velocità angolare di articolazioni chiave (polso, gomito, spalla, anca, ginocchio, caviglia) e il tempo totale di esecuzione del tiro. La variabilità della latenza di attivazione muscolare è stata stimata tramite la differenza tra i picchi di velocità angolare delle articolazioni inferiori e superiori, fornendo un indice di sincronizzazione neuromuscolare. I risultati hanno mostrato che, sotto fatica, la riduzione della velocità angolare del polso (Δ≈‑30 % rispetto al baseline) è correlata a una diminuzione dell’energia cinetica trasferita alla palla, riducendo la velocità di uscita e alterando l’angolo di incidenza. L’aumento della velocità del ginocchio (Δ≈+15 %) suggerisce un tentativo compensatorio di generare più impulso dalla catena cinetica inferiore, ma senza un adeguato timing questo sforzo non si traduce in un tiro più efficace. Inoltre, l’incremento della velocità della caviglia nei tiri da tre punti indica una maggiore dipendenza dalla fase di spinta plantare, evidenziando l’importanza della forza esplosiva dei muscoli del polpaccio. Dal punto di vista fisiologico, l’accumulo di lattato (media 8 mmol/L) e la riduzione della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) hanno confermato uno stato di affaticamento metabolico e autonomico, fattori noti per compromettere la conduzione nervosa e la precisione motoria. Questi dati supportano l’ipotesi che la fatica non influisca tanto sulla capacità di generare forza, quanto sulla capacità di coordinare rapidamente le catene cinetiche, elemento cruciale per i tiri da lunga distanza dove la finestra temporale di rilascio è più stretta. Per migliorare la resistenza al deterioramento della performance, gli allenatori possono introdurre esercizi di sprint‑ripetuti seguiti da sessioni di tiro, focalizzandosi su pattern di movimento che rinforzano la sinergia tra anca‑ginocchio‑caviglia e braccio‑polso, oltre a lavori di potenziamento della capacità aerobica per ridurre l’accumulo di metaboliti fatali.

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Fonti

Data Pubblicazione:
Articolo Originale peerj.com
Verifica editoriale completata il 11/03/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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