Negli ultimi anni, l’intelligenza emotiva (IE) è diventata una skill chiave per chi dirige una scuola. Una revisione sistematica di 28 studi, pubblicata su *Education Sciences*, ha analizzato come le competenze emotive dei dirigenti influenzino insegnanti e alunni in diversi paesi. I risultati mostrano che tre capacità – consapevolezza di sé, empatia e gestione delle relazioni – sono le più decisive. I presidi con alta IE aiutano i docenti a riformulare le proprie emozioni, migliorare la didattica e rafforzare la fiducia collettiva. Questo, a sua volta, crea un clima scolastico più positivo, che favorisce il benessere degli insegnanti e, indirettamente, i risultati di apprendimento degli studenti. Tuttavia, l’efficacia dell’IE dipende dal contesto culturale: ciò che funziona in una scuola nordamericana può non avere lo stesso impatto in una realtà asiatica o africana. Inoltre, gli strumenti di valutazione dell’IE mostrano limiti quando vengono usati in ambienti diversi. Gli autori propongono quindi di sviluppare framework e test di IE sensibili alle specificità culturali, per formare leader scolastici capaci di gestire emozioni in modo efficace ovunque. In pratica, un dirigente emotivamente intelligente può diventare il “catalizzatore” di una scuola più collaborativa, dove insegnanti e studenti crescono insieme.
La revisione sistematica ha seguito le linee guida PRISMA, includendo studi pubblicati tra il 2011 e il 2024 e valutando la qualità metodologica mediante il checklist JBI. Le competenze di IE sono state operativeizzate con scale come il MSCEIT (Mayer‑Salovey‑Caruso Emotional Intelligence Test) e il EQ-i (Emotional Quotient Inventory), sebbene gli autori segnalino problemi di validità trasversale. Analisi meta‑regressiva ha evidenziato che la consapevolezza di sé del dirigente spiega il 22 % della varianza nella percezione di efficacia collettiva dei docenti, mentre l’empatia contribuisce al 18 % della riduzione dello stress percepito dagli insegnanti. I modelli di mediazione hanno mostrato che il clima scolastico funge da ponte tra IE del leader e i risultati accademici degli alunni, con un effetto indiretto medio di d = 0,31. Tuttavia, la heterogeneità (I² = 68 %) indica differenze sostanziali tra contesti culturali. In Asia, ad esempio, la dimensione della gerarchia influisce sulla manifestazione dell’empatia, riducendo l’impatto sulla motivazione degli insegnanti. Gli autori propongono quindi un modello di IE “culturalmente adattivo”, che integra dimensioni di potere, collettivismo e orientamento al risultato, suggerendo la necessità di strumenti di valutazione multilingue e di programmi di formazione che includano role‑play interculturali e feedback 360°. Questo approccio potrebbe migliorare la trasferibilità dei risultati e favorire politiche educative più inclusive a livello globale.
