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Le competenze emotive sono fondamentali per chi vuole diventare infermiere, ma spesso i corsi universitari le trascurano. Un gruppo di ricercatori italiani ha testato il modello TRI‑COM, ispirato a teorie tripartite delle emozioni, per capire meglio come gli studenti gestiscono i propri sentimenti.\n\nSono stati coinvolti 233 studenti di diverse università, con un’età media di 24 anni e quasi tutte le partecipanti di sesso femminile. Hanno compilato due questionari: il Toronto Alexithymia Scale (TAS‑20), che misura la difficoltà a riconoscere e descrivere le proprie emozioni, e il Jefferson Scale of Empathy per studenti di professioni sanitarie (JSE‑HPS), che valuta la capacità di mettersi nei panni degli altri.\n\nI risultati mostrano che la media del punteggio TAS‑20 è quasi al limite clinico, indicando una tendenza a razionalizzare le emozioni. La sottoscale “pensiero esterno” è la più alta, suggerendo che molti studenti preferiscono focalizzarsi su fatti oggettivi piuttosto che sui propri sentimenti. Dall’altro lato, il punteggio medio di empatia è buono, soprattutto nella capacità di prendere il punto di vista altrui, con una differenza significativa tra ragazze e ragazzi.\n\nNon ci sono differenze marcate tra gli anni di corso, ma l’età sembra ridurre leggermente la tendenza all’alessitimia. In sintesi, gli studenti mostrano una certa distanza emotiva, forse come meccanismo di difesa di fronte a situazioni stressanti. Il modello TRI‑COM offre una lente concettuale per inserire queste competenze nei curricula, ma serve ancora più ricerca per capire come applicarlo concretamente.

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Il modello TRI‑COM si fonda su tre dimensioni teoriche dell’emozione: cognitiva, fisiologica e comportamentale. La componente cognitiva riguarda la valutazione e l’interpretazione di stimoli emotivi; quella fisiologica include le risposte autonomiche (battito cardiaco, ormoni); la componente comportamentale si riferisce alle espressioni facciali e ai gesti. Applicare questo quadro in ambito infermieristico significa progettare attività didattiche che stimolino simultaneamente tutti e tre gli aspetti. Per esempio, simulazioni cliniche con manichini che registrano parametri vitali possono far percepire agli studenti le reazioni fisiologiche dello stress, mentre debriefing guidati favoriscono la riflessione cognitiva su come hanno gestito l’empatia.\n\nDal punto di vista metodologico, lo studio ha utilizzato il TAS‑20, che distingue tre fattori: difficoltà a identificare le emozioni (DIF), difficoltà a descriverle (DDF) e pensiero esterno (EOT). Un punteggio elevato su EOT, come riscontrato, è tipico di chi preferisce un approccio analitico, riducendo l’esperienza soggettiva. Il JSE‑HPS, invece, separa la capacità di prendere la prospettiva (Perspective Taking) dalla cura compassionevole (Compassionate Care). La disparità tra questi due sottoscore suggerisce che, sebbene gli studenti siano bravi a comprendere il punto di vista altrui, potrebbero faticare a tradurre tale comprensione in azioni di cura emotiva.\n\nLe correlazioni negative tra età e punteggi TAS‑20 indicano che, con l’avanzare degli studi, gli studenti tendono a migliorare nella consapevolezza emotiva, forse grazie a esperienze cliniche progressive. Tuttavia, la mancanza di differenze significative tra gli anni di corso suggerisce che l’attuale curriculum non affronta sistematicamente l’alessitimia. Integrare il TRI‑COM con moduli di formazione basati su mindfulness, role‑play e feedback video potrebbe colmare questo gap, promuovendo una formazione infermieristica più umana e resiliente.

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Fonti

Autori:
Giulia SavareseGiovanna StornaiuoloAlessandro VertulloCarolina AmatoLuna Carpinelli
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 27/05/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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