Un gruppo di ricercatori ha analizzato 71 paesi a medio reddito – 32 con reddito medio‑alto e 39 con reddito medio‑basso – dal 2002 al 2020, per capire cosa spinge le loro emissioni di CO₂. Hanno usato il metodo GMM‑PVAR, una tecnica statistica avanzata che evita problemi di causalità inversa. I risultati sono sorprendenti: l’uso di energie rinnovabili non ha avuto un impatto significativo sulla riduzione delle emissioni, né nei paesi più ricchi né in quelli più poveri. Al contrario, lo sviluppo finanziario ha sempre ridotto le emissioni, di circa 0,08 % nei paesi a reddito medio‑alto e 0,06 % in quelli a reddito medio‑basso. L’industrializzazione, invece, è un “cattivo ragazzo” solo per i paesi più ricchi, aumentando le emissioni del 2 %; nei paesi più poveri non ha mostrato effetti. I test di causalità di Granger hanno rivelato una relazione bidirezionale tra sviluppo finanziario e CO₂, ma nessun legame diretto con le energie rinnovabili. In pratica, rafforzare il sistema finanziario e rendere l’industria più sostenibile sembra la chiave per contenere le emissioni, più che puntare solo sulle fonti verdi.
L’analisi si basa su un modello di Panel Vector Autoregression (PVAR) stimato con il Generalized Method of Moments (GMM). Questa combinazione è particolarmente adatta a dati panel con molte unità (i 71 paesi) e un numero limitato di osservazioni temporali (19 anni). Il GMM corregge l’endogeneità, cioè la possibilità che le variabili dipendano l’una dall’altra contemporaneamente, usando strumenti interni (lag delle variabili stesse). Il PVAR, invece, consente di osservare le dinamiche di retroazione tra le variabili: CO₂, energia rinnovabile (RE), sviluppo finanziario (FD) e industrializzazione (IND).
I coefficienti stimati mostrano che un aumento dell’1 % di FD riduce le emissioni di CO₂ di 0,08 % nei paesi upper‑middle e di 0,06 % nei lower‑middle, indicando che un sistema bancario più profondo può finanziare tecnologie più pulite o incentivare pratiche più efficienti. L’effetto nullo di RE suggerisce che, nei paesi a medio reddito, la quota di energia rinnovabile è ancora troppo piccola o mal integrata per influenzare il mix energetico complessivo. L’industrializzazione, con un coefficiente positivo del 2,03 % solo negli upper‑middle, riflette una fase di crescita basata su settori ad alta intensità energetica, tipica di economie in transizione verso la produzione avanzata.
I test di causalità di Granger confermano una relazione bidirezionale FD↔CO₂, il che implica che politiche finanziarie più robuste possono ridurre le emissioni, ma al contempo le pressioni ambientali possono spingere a riforme del settore finanziario. L’assenza di causalità RE→CO₂ indica che, senza un quadro normativo o incentivi adeguati, l’espansione delle rinnovabili resta marginale.
Le implicazioni di policy sono quindi duplice: rafforzare il mercato del credito per sostenere investimenti verdi e guidare l’industrializzazione verso processi a bassa intensità di carbonio, ad esempio tramite standard ambientali, tassazioni sul carbonio o incentivi per l’efficienza energetica. Limitazioni dello studio includono la possibile omogeneità dei dati di RE (spesso aggregati a livello nazionale) e la mancanza di variabili di governance ambientale, che potrebbero spiegare ulteriori differenze tra i paesi.
