Le aziende spesso usano sistemi di valutazione a classifica forzata: in un team, il 15 % dei dipendenti viene licenziato, il 15 % promosso, indipendentemente dal loro vero valore. L’idea è semplice: creare una “competizione” per spingere tutti a dare il meglio. Ma cosa succede davvero? Uno studio recente, basato su una simulazione con quasi 1 000 ingegneri divisi in 142 team di sette persone, ha mostrato che, anche con una distribuzione casuale dei membri nei team, il 32 % delle decisioni di licenziamento e promozione è errato. In altre parole, un terzo dei dipendenti viene giudicato solo per la composizione del gruppo, non per le proprie capacità. Quando si aggiungono differenze reali nella capacità dei manager, l’errore sale al 53 %, con più falsi positivi (promozioni ingiuste) che veri riconoscimenti. Alcuni propongono di “calibrare” i team, ma questo trasforma la valutazione in una gara di influenza: chi convince meglio il capo ottiene la promozione, anche se non merita. Nel lungo periodo, i dipendenti osservano questi risultati casuali, diventano più cauti e i migliori talenti possono decidere di andare via. La soluzione più efficiente sarebbe affidare la valutazione a manager responsabili, ma le norme legali e le pressioni per avere un processo “dimostrabile” mantengono vivo il ranking forzato, non perché incentivi davvero, ma perché sembra un metodo trasparente. Il risultato? Un sistema che sembra giusto, ma che in pratica distribuisce premi e sanzioni quasi a caso.
Il modello simulato è basato su un approccio agent‑based, dove ogni ingegnere è rappresentato da un agente con un punteggio di competenza distribuito secondo una curva normale. I team sono formati casualmente, replicando la pratica di assegnazione di progetti in molte aziende tecnologiche. Il meccanismo di ranking forzato impone una soglia percentuale fissa per promozioni e licenziamenti, indipendente dalla distribuzione dei punteggi. L’errore di classificazione è calcolato confrontando la posizione reale dell’agente nella distribuzione globale con la decisione di ranking. Quando si introduce una variabilità nella capacità decisionale dei manager (modelled as a bias term drawn from a normal distribution), il sistema subisce un effetto di “bias di valutazione” che amplifica gli errori. Inoltre, l’analisi di sensitività mostra che l’aumento della dimensione del team riduce leggermente l’errore, ma non elimina la componente casuale introdotta dal vincolo percentuale. Dal punto di vista economico‑teorico, il forced ranking viola il principio di incentive compatibility: i dipendenti non possono più distinguere tra sforzo e risultato, portando a comportamenti di "gaming" e a una riduzione dell’efficienza produttiva. L’adozione di meccanismi di valutazione basati su obiettivi individuali, con feedback continuo e responsabilità manageriale, risulta più robusta in termini di allocazione ottimale delle risorse umane, ma richiede un contesto normativo più flessibile rispetto a quello imposto dalle politiche di ranking forzato.
