Immagina di essere fermato alla guida per guida in stato di ebbrezza, ma giuri di non aver toccato alcol. Sembra una scusa, vero? Eppure, in tribunali negli USA e in Europa, questa difesa ha funzionato. Il colpevole non eri tu, ma i miliardi di microbi che vivono nel tuo intestino.
Si chiama "sindrome dell'auto-birrificio": certi lieviti e batteri intestinali fermentano zuccheri e carboidrati producendo etanolo vero e proprio, quello della birra e del vino. Nel sangue finisce abbastanza alcol da farti superare il limite legale, senza che tu abbia bevuto un sorso.
Ma la faccenda va ben oltre l'alcol. La ricerca in neuromicrobiologia mostra che il microbiota intestinale dialoga col cervello tramite nervi, ormoni e molecole immunitarie. Questo "asse intestino-cervello" influenza umore, impulsività, aggressività e persino decisioni morali. Topi trapiantati con feci di persone depresse sviluppano comportamenti simili; topi "aggressivi" cambiano temperamento se gli cambi i batteri intestinali.
Nasce così il concetto di "legalome": l'uso di dati su microbioma, genomica, metabolomica e altre "omiche" in psichiatria forense e diritto penale. Già oggi alcuni avvocati portano in aula analisi del microbiota come attenuante. Domani potrebbero diventare routine, come il DNA oggi.
Attenzione: non è una scusa per tutto. La scienza è ancora giovane, serve molta più ricerca su esseri umani, non solo topi. E servono regole etiche ferree per non discriminare chi ha un microbiota "a rischio". Ma l'idea che la colpa sia solo nella testa, e non anche nella pancia, sta vacillando. La giustizia del XXI secolo dovrà fare i conti con i nostri inquilini microscopici.
