Riconoscere a quale famiglia appartiene un malware è una delle sfide più spinose della cybersicurezza. Molti studi usano divisioni casuali dei dati, ma questo porta a risultati troppo ottimistici: quando il software viene lanciato sul campo, i comportamenti cambiano e la precisione cala. Per affrontare il problema, un team ha creato una pipeline “leakage‑aware” che converte i report JSON di CAPEv2, generati da sandbox dinamiche, in immagini a mappa di calore (heatmap). Ogni riga della heatmap rappresenta una chiave di comportamento (es. creazione di file, chiamate di rete) e i valori sono normalizzati per evidenziare le attività più frequenti.
I ricercatori hanno testato diversi modelli – Random Forest, MLP, CNN64, HybridNet e ResNeXt‑50 – usando due tipi di split: stratificato (bilanciato per famiglia) e cronologico (rispettando l’ordine temporale). Sul dataset Avast‑CTU, con dieci famiglie di malware, la Random Forest ha raggiunto il 97,2 % di accuratezza e un AUC di 0,993, dimostrandosi veloce su CPU. Il ResNeXt‑50, però, ha superato tutti con il 98,4 % di accuratezza e un AUC di 0,998, offrendo anche mappe Grad‑CAM che mostrano quali parti della heatmap hanno guidato la decisione.
Oltre alle performance, lo studio ha valutato velocità di inferenza e consumo di memoria GPU, e ha analizzato l’impatto della dimensione del vocabolario e della scelta delle chiavi. I risultati confermano che, sebbene i metodi ensemble rimangano solidi, le CNN basate su heatmap garantiscono maggiore precisione, interpretabilità e resistenza al drift temporale, rendendole una scelta promettente per i sistemi di triage in tempo reale.
