Negli ultimi anni, gli scienziati hanno iniziato a usare le registrazioni audio dei test neuropsicologici per capire meglio i segnali di un possibile deficit cognitivo. Il problema? Non esiste ancora un vocabolario unico e condiviso per descrivere le difficoltà linguistiche, e i medici spesso usano termini diversi. Questo rende difficile allenare algoritmi di intelligenza artificiale che possano riconoscere i pattern.
In più, i database disponibili sono spesso piccoli o sbilanciati: pochi esempi di pazienti e molti di soggetti sani. Quando i dati sono scarsi, i modelli di machine learning non riescono a dare risultati affidabili.
Per superare questi ostacoli, un gruppo di ricercatori ha provato una nuova strategia di "data augmentation" (cioè aumentare artificialmente il numero di esempi). Hanno preso i testi dei test neuropsicologici del Pitt Corpus e li hanno arricchiti con sintomi tipici dei soggetti con deficit cognitivo, usando grandi modelli linguistici (LLM) come ChatGPT.
Il risultato è stato sorprendente: i modelli addestrati con questi dati aumentati hanno classificato i soggetti con un'accuratezza di 87,4%, un F1‑score di 87,4% e valori di precisione e recall molto simili. In pratica, l'IA è riuscita a distinguere meglio i due gruppi rispetto ai metodi tradizionali di augmentazione.
Questo studio dimostra che, quando i dati sono pochi, inserire nei testi le caratteristiche linguistiche tipiche dei pazienti può dare una spinta significativa alle performance dei modelli. Un passo importante verso diagnosi più rapide e meno invasive, grazie all'AI.
