Il nostro occhio non vede tutto con la stessa nitidezza: al centro del campo visivo percepiamo i dettagli, mentre ai bordi le cose appaiono più sfocate. Questo accade perché la corteccia visiva dedica più superficie cerebrale alle informazioni centrali, un fenomeno chiamato fattore di ingrandimento corticale (CMF). Per misurarlo, gli scienziati usano le mappe retinotopiche, cioè rappresentazioni di come ogni punto del campo visivo corrisponda a una zona del cervello. Fino a poco tempo fa, queste mappe venivano ricavate da fMRI, ma il segnale debole e le imprecisioni topologiche rendevano difficile una stima accurata del CMF.
Il nuovo studio ha creato una pipeline che parte dal modello di campo recettivo (pRF) e proietta le soluzioni 3D su un disco 2D. Grazie al trasporto ottimale, la proiezione conserva le aree corticali locali, mentre una levigatura topologica mantiene intatta la struttura della mappa. Poi, usando il metodo del “patch a 1-anello”, si calcolano le mappe CMF sul disco. Applicata ai dati ad alta risoluzione del Human Connectome Project, la procedura ha rivelato pattern di ingrandimento finora invisibili e differenze individuali tra 181 soggetti. La stessa tecnica, testata su un dataset a 3 T dell’NYU, ha mostrato risultati affidabili e ripetibili. In pratica, ora possiamo osservare con più precisione come il cervello organizza la nostra visione, aprendo la porta a nuove scoperte sul modo in cui percepiamo il mondo.
