Le aziende di cosmetici stanno usando sempre più materie prime vegetali, ma questo le espone a rischi legati all’agricoltura, come siccità o perdita di biodiversità. Per affrontare il problema è nato il Field Cultivation Index (FCI), uno strumento pensato per valutare la sostenibilità delle coltivazioni che forniscono le materie prime. Il FCI ha tre scopi principali: capire punti di forza e debolezza di un sistema agricolo, confrontare diversi sistemi per scoprire quale è più ecologico e valorizzare le iniziative che migliorano la sostenibilità. È semplice da usare, richiede pochi dati e può essere applicato ovunque, su qualsiasi tipo di suolo, clima o coltura, dalle grandi aziende alle fattorie familiari. Il metodo si basa su criteri scientifici riconosciuti e su iniziative di operatori economici, e si collega ai principi dell’agricoltura rigenerativa. Valuta cinque risultati ambientali: qualità del suolo, conservazione dell’acqua, biodiversità, riduzione dei pesticidi e mitigazione delle emissioni di carbonio. In un primo studio su circa 40 sistemi di coltura diversificati, il FCI ha mostrato di essere sensibile, operativo e formativo, ma ha anche evidenziato che per ottenere punteggi alti è necessario adottare pratiche davvero rigenerative. Così, agricoltori e catene di fornitura possono misurare e migliorare il loro impatto ambientale, avvicinandosi agli obiettivi di sostenibilità richiesti dal mercato cosmetico.
Il Field Cultivation Index (FCI) si fonda su un quadro teorico che integra metriche di agricoltura rigenerativa con indicatori di performance ambientale. Tra le sue componenti chiave troviamo: 1) Soil Organic Carbon (SOC) – misura la quantità di carbonio immagazzinato nel suolo, indicatore diretto della salute del suolo e della capacità di sequestrare CO₂. 2) Water Use Efficiency (WUE) – rapporto tra produzione agricola e consumo idrico, fondamentale in regioni soggette a stress idrico. 3) Biodiversity Index – combina la diversità di specie coltivate e la presenza di habitat naturali, riflettendo la resilienza ecologica del sistema. 4) Pesticide Load – quantifica l’intensità e la tossicità dei fitofarmaci applicati, con un peso maggiore per sostanze ad alta persistenza. 5) Carbon Footprint – calcola le emissioni totali di gas serra associate a tutte le fasi della coltura, dalla preparazione del terreno alla raccolta. La raccolta dati avviene tramite questionari standardizzati e sensori in campo, garantendo coerenza tra contesti diversi. L’analisi utilizza un modello di punteggio ponderato, dove ogni indicatore è normalizzato su una scala da 0 a 100 e poi aggregato con pesi calibrati in base alla rilevanza per la rigenerazione. I risultati sono visualizzati in un dashboard interattivo che permette agli agricoltori di identificare rapidamente le aree critiche e di confrontare scenari di gestione alternativi. Inoltre, il FCI è integrabile con certificazioni esistenti (es. USDA Organic, EU Ecolabel), facilitando l’allineamento con requisiti di mercato. La sua flessibilità consente di aggiornare i parametri di ponderazione man mano che emergono nuove evidenze scientifiche, rendendolo uno strumento dinamico per la transizione verso pratiche agricole più rigenerative e resilienti.
