Immagina piccoli pod automatizzati che sfrecciano su binari sopraelevati, portandoti dritto a destinazione senza fermate intermedie. È la promessa di PRT (Personal Rapid Transit) e GRT (Group Rapid Transit): sistemi ecologici che vogliono rubare utenti all'auto privata. Ma come sapere se un progetto del genere sta in piedi economicamente prima di spendere miliardi?
Uno studio pubblicato su *Future Transportation* propone una risposta elegante: l'indice di "saturazione di rete in ora di punta" (S). In pratica, S misura quanti veicoli circolano davvero nell'ora di punta rispetto al massimo teorico possibile se viaggiassero tutti alla massima velocità e alla minima distanza di sicurezza.
La genialità sta nel fatto che S riassume in un solo numero l'incognita più grande: la domanda reale rispetto all'offerta. Anche senza previsioni dettagliate sui passeggeri, si può stimare un S massimo. Da lì, con una formula analitica, si calcola il profitto per corsa considerando tariffe, costi di costruzione e manutenzione, curve di domanda giornaliere e veicoli vuoti.
I risultati? Un PRT con tariffe proporzionali alla distanza diventa redditizio già con S > 0,25. E la robustezza economica migliora drasticamente se i veicoli viaggiano in "platooning" (convogli ravvicinati) o se si inseriscono mezzi GRT più capienti nelle ore di punta. Significa che raddoppiare o triplicare i costi delle infrastrutture non affonda il progetto. Un nuovo strumento per pianificatori coraggiosi che vogliono città più leggere e connesse.
