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Le intelligenze artificiali stanno diventando sempre più presenti nelle decisioni di ammissione alle università. Però, se i dati su cui si allenano contengono pregiudizi, anche gli algoritmi li ripropagano, creando ingiustizie verso gruppi vulnerabili. Per affrontare questo problema, un team di ricercatori ha sviluppato un metodo interattivo che permette a chi usa il modello di “regolare” i bias in tempo reale.

Il progetto parte da un dataset di ammissioni di sei anni di una grande università urbana. I ricercatori hanno addestrato diversi modelli di machine learning per prevedere chi sarebbe stato accettato. Poi hanno analizzato come questi modelli trattavano tre gruppi sensibili: genere, etnia e studenti di prima generazione.

La novità sta nel coinvolgere l’utente: attraverso un’interfaccia, l’operatore può vedere le metriche di bias (ad esempio la disparità di tasso di accettazione) e modificare i parametri di addestramento. Ogni aggiustamento genera un nuovo modello, più equilibrato secondo i criteri scelti. In tre scenari di prova, il sistema è riuscito a ridurre significativamente le disparità, senza compromettere troppo l’accuratezza delle previsioni.

Questo approccio dimostra che la trasparenza e la partecipazione umana possono rendere le AI più affidabili, soprattutto in ambiti delicati come l’istruzione superiore. L’interazione continua tra esperti e algoritmo apre la strada a decisioni più consapevoli e meno discriminatorie.

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Il metodo proposto combina tecniche di apprendimento supervisionato con algoritmi di ottimizzazione multi‑obiettivo. In pratica, il modello originale è addestrato su un set di dati etichettato (ad esempio, accettato o rifiutato). Successivamente, si calcolano metriche di disparità come il disparate impact (DI) e il equalized odds (EO) per ciascuna variabile sensibile. L’interfaccia utente permette di impostare soglie di tolleranza per queste metriche. Quando l’utente modifica una soglia, il sistema applica una procedura di re‑weighting: i campioni appartenenti a gruppi sottorappresentati ricevono un peso maggiore, mentre quelli dei gruppi sovrarappresentati ne ricevono uno minore. Questa ribilanciatura è eseguita tramite algoritmi di gradient descent con vincoli, garantendo che la perdita complessiva (accuracy) non superi un limite predefinito. Inoltre, il framework supporta il "counterfactual fairness": per ogni individuo, si genera una versione contrafattuale del suo profilo (cambiando, ad esempio, il genere) e si verifica che la predizione rimanga invariata. Il risultato è un modello iterativamente raffinato, che converge verso un punto di Pareto tra accuratezza e equità. Le sperimentazioni hanno mostrato riduzioni del DI dal 30% al 8% e miglioramenti dell’EO del 15%, mantenendo una perdita di accuratezza inferiore al 3%. Questo approccio è scalabile a dataset più grandi e può essere integrato in pipeline di ammissione esistenti, favorendo una governance più responsabile dell'AI in ambito educativo.

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Fonti

Autori:
Kelly Van BusumShiaofen Fang
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 19/05/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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