Immagina di studiare la fisica quantistica usando dati reali del CERN e principi neuroscientifici. Succede in un'università spagnola, dove 81 studenti di ingegneria e architettura hanno testato un metodo innovativo. Il problema? La meccanica quantistica è così lontana dalla nostra esperienza quotidiana che risulta difficile da afferrare. Questa attività didattica collega concetti classici come dinamica ed elettromagnetismo alle loro versioni quantistiche, mostrando somiglianze e differenze. I ricercatori hanno misurato la motivazione degli studenti prima e dopo l'esperienza. Risultato? Un aumento significativo dell'interesse verso la fisica quantistica, sia per ragazzi che per ragazze. La particolarità? Nessuna differenza di genere nei risultati: maschi e femmine hanno beneficiato allo stesso modo. Un approccio che unisce rigore scientifico e neuroscienze potrebbe quindi essere la chiave per appassionare le nuove generazioni alla fisica più avanzata.
L'attività didattica si basa su tre pilastri neuroscientifici: l'apprendimento attraverso esperienze concrete, la connessione con conoscenze pregresse e l'engagement emotivo. I dati aperti del CERN permettono agli studenti di lavorare con informazioni reali di esperimenti di fisica delle particelle, creando un ponte tra il mondo macroscopico e quello quantistico. Il metodo utilizza un approccio comparativo: mostra come equazioni fondamentali della meccanica classica trovino corrispondenza (ma con importanti differenze) nella formulazione quantistica. La valutazione mediante test di Mann-Whitney U (non parametrico) conferma l'aumento significativo della motivazione intrinseca con p < 0.05. Particolarmente interessante è l'assenza di divario di genere, suggerendo che metodologie didattiche basate su evidenze neuroscientifiche possano contribuire a ridurre gli stereotipi in ambito STEM.
