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L’Einstein Telescope (ET) è il prossimo gigante delle onde gravitazionali, pronto a scoprire segreti più profondi dell’universo. Ma per raggiungere la sua missione, deve essere costruito a 200‑300 metri sotto terra, dove il rumore da terremoti e attività umane è quasi silenzioso.

Il problema più grande? Il rumore magnetico, che si manifesta tra i pochi Hz e i 100 Hz. È come un sottofondo di musica che disturba un concerto di stelle. Se non viene controllato, le onde gravitazionali più deboli si perdono tra i “fusi” di questo rumore.

Gli scienziati di Virgo hanno già sperimentato varie strategie: schermature in materiali ferromagnetici, sensori di campo magnetico multipli e algoritmi di cancellazione attiva. Ora l’ET adatta queste soluzioni, aggiungendo un sistema di monitoraggio a 3D e una rete di bobine di compensazione.

Il risultato? Una riduzione di due ordini di grandezza nella sensibilità a basse frequenze, permettendo all’ET di sentire onde gravitazionali che passano da stelle di neutroni a buchi neri più lontani. In pratica, l’ET diventerà un orecchio più acuto per l’universo, pronto a catturare i messaggi più silenziosi del cosmo.

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Il rumore magnetico è una delle principali fonti di interferenza per i rilevatori di onde gravitazionali a bassa frequenza. Questo disturbo è generato da correnti elettriche variabili in componenti elettroniche, motori di elevatori, linee di alimentazione e persino da attività magnetiche naturali come i venti solari. Nel contesto dell’Einstein Telescope (ET), la sensibilità desiderata richiede che il rumore magnetico sia ridotto di almeno due ordini di grandezza rispetto ai livelli attuali dei rilevatori di terza generazione.

Per affrontare questa sfida, gli ingegneri si sono ispirati alle soluzioni sviluppate per Virgo, ma hanno introdotto innovazioni specifiche per l’ET. Una delle prime strategie è la schermatura attiva: una rete di sensori di campo magnetico (ad esempio, 12 magnetometri ad alta precisione) monitora in tempo reale le variazioni del campo magnetico locale. Questi dati vengono poi inviati a un algoritmo di feed‑forward che genera segnali di compensazione da una serie di bobine di Helmholtz posizionate strategicamente attorno alla camera a vuoto del rilevatore.

Un altro approccio è la riduzione passiva del rumore. L’ET utilizza materiali con elevata permeabilità magnetica (come il permalloy) per creare schermature a più strati che attenuano il campo magnetico esterno. Inoltre, le apparecchiature elettroniche sono collocate in armadi schermati e le linee di alimentazione sono filtrate con condensatori ad alta frequenza per ridurre le correnti di rumore.

Per garantire che le misure di compensazione siano efficaci, è stato sviluppato un modello numerico del campo magnetico che combina dati di sensori reali con simulazioni finite element (FEM). Questo modello permette di prevedere l’impatto delle variazioni di campo su ogni componente sensibile e di ottimizzare la disposizione delle bobine di compensazione.

Infine, l’ET sta testando un sistema di cancellazione attiva a 3D, che utilizza più sensori per distinguere tra rumore magnetico di origine esterna e quello interno. Questo sistema è in grado di adattarsi dinamicamente alle variazioni di rumore, mantenendo la sensibilità a basse frequenze entro i limiti richiesti.

In sintesi, la combinazione di schermatura attiva, riduzione passiva, modelli numerici avanzati e cancellazione attiva a 3D costituisce la strategia di mitigazione del rumore magnetico più robusta finora sviluppata per i rilevatori di onde gravitazionali.

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Fonti

Autori:
Barbara Garaventa
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 14/09/2025
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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