Nel cuore di una nube densa a 1,6 kpc dalla Terra brilla Mol 12, una giovane stella massiccia ancora avvolta da un disco protoplanetario. Gli astronomi hanno osservato la sua luce dal visibile al vicino infrarosso (0,6‑2,4 µm) e hanno scoperto una miriade di linee di emissione di ferro, idrogeno, carbonio, azoto e calcio, tipiche di gas molto caldo che gira velocemente intorno alla stella. Nessuna linea di assorbimento fotosferica è visibile, perché il nucleo è nascosto da una coltre di polvere con AV≈12. Una firma sorprendente è la linea di elio a 1,083 µm, che mostra un profilo P‑Cygni: indica un vento stellare che soffia via materiale. Inoltre, le bande di CO in emissione a 2,3 µm rivelano un disco ancora in formazione. Dalle intensità delle linee, gli scienziati hanno stimato un tasso di accrescimento di circa 10⁻⁵ M☉ anno⁻¹ e una luminosità di accrescimento di 10³ L☉. Ma la parte più intrigante è la variabilità: negli ultimi dieci anni la stella ha subito cali di luminosità superiori a quattro magnitudini nel filtro r, attenuandosi verso lunghezze d'onda più lunghe e scomparendo oltre i 3 µm. I diagrammi colore‑magnitudine suggeriscono che piccoli nuvolette di polvere, più grandi di granelli di sabbia, attraversino la linea di vista, creando eclipse temporanei e aggiungendo fino a 10 magnitudini di estinzione. In pratica, Mol 12 è una “palla di fuoco” nascosta dietro una coltre di nuvole, che ci permette di studiare come nascono le stelle più massicce e i loro dischi protoplanetari.
Mol 12 è classificato come oggetto di classe I, cioè una protostella ancora profondamente incastonata nella fase di accrescimento. La sua luminosità totale di 1,74×10³ L☉ deriva sia dalla fusione nucleare incipiente sia dall’energia rilasciata dall’accrezione di materiale dal disco. Il profilo P‑Cygni osservato nella linea He I 1.083 µm è tipico di venti stellari con velocità di ordine 200‑400 km s⁻¹, indicanti una forte perdita di massa che può influenzare la struttura del disco. Le bande di CO in emissione (Δv=2) suggeriscono temperature di 2000‑3000 K nella zona interna del disco, dove il gas è sufficientemente denso da eccitare le vibrazioni molecolari. L’accrescimento stimato (∼10⁻⁵ M☉ yr⁻¹) è coerente con modelli di formazione di stelle di massa >8 M☉, che richiedono flussi di materiale molto elevati per superare la pressione radiante. La variabilità di più di quattro magnitudini nel filtro r, con diminuzioni più lievi a lunghezze d’onda maggiori, è tipica di occultazioni da parte di particelle di polvere di dimensioni sub‑microniche. L’estinzione extra di 10 mag suggerisce colonne di densità di ordine 10²³ cm⁻², compatibili con piccoli “clump” di materiale che si formano spontaneamente nel disco o nella corona circostante. Questi eventi di eclipse forniscono una rara opportunità di mappare la distribuzione di polvere e gas a scala sub‑AU, contribuendo a capire come i dischi si evolvano verso la formazione di pianeti massivi o di sistemi multipli. Inoltre, la presenza di linee di metalli come Fe II e Ca II indica una ionizzazione parziale, probabilmente alimentata da radiazione UV proveniente dalla stella stessa, che può innescare processi chimici complessi nel disco, favorendo la formazione di molecole organiche complesse. In sintesi, Mol 12 rappresenta un laboratorio naturale per studiare l’interazione tra accrescimento, venti stellari e dinamica del disco in una fase critica della nascita delle stelle più massicce.
