Salta al contenuto principale
Articolo
100%
HD

Nei reparti di neurochirurgia, l’obiettivo non è più solo rimuovere il tumore, ma anche salvare le funzioni cognitive. Un team italiano ha testato un nuovo protocollo chiamato RTNT – Real‑Time Neuropsychological Testing – per valutare in tempo reale la capacità visuospaziale e sociale dei pazienti mentre veniva asportata la parte destra del cervello.

Sono stati coinvolti 24 adulti (età media 44 anni) con lesioni al lobo temporale destro. Durante l’intervento, senza stimolazione corticale diretta, i pazienti hanno svolto più volte tre compiti: un test di attenzione spaziale (landmark), il riconoscimento di volti famosi e un esercizio di teoria della mente, che misura la capacità di capire le emozioni altrui.

I risultati mostrano differenze significative tra i vari compiti: il punteggio minimo raggiunto e il cambiamento tra la prima e l’ultima prova variano a seconda del test. Tuttavia, il numero di pazienti che, al termine dell’intervento, si trovava al di sotto della norma non è cambiato rispetto al valore preoperatorio.

In pratica, il protocollo RTNT permette di tenere sotto controllo, in tempo reale, funzioni cognitive delicate, senza interrompere la chirurgia. Questo approccio dimostra che è possibile monitorare la “mente” mentre si rimuove il tessuto patologico, aprendo la strada a interventi più sicuri per le funzioni sociali e spaziali del cervello non dominante.

Bonus
100%
HD

Il protocollo RTNT si basa su una serie di stimoli cognitivi somministrati in blocchi da 2‑3 minuti, con intervalli di 30‑45 secondi per consentire la registrazione intraoperatoria dell’attività elettroencefalografica (ECoG). La scelta dei compiti è motivata dalla loro dipendenza da aree corticali specifiche: il landmark task attiva la corteccia parietale posteriore e il giro temporale superiore, il riconoscimento di volti coinvolge il fusiforme facciale (FFA) e l’area temporale inferiore, mentre la teoria della mente recluta il giro temporale medio e la corteccia prefrontale ventromediale.

Durante la resezione, i cambiamenti di performance sono correlati a variazioni di potenziali evoked (ERP) registrati in tempo reale, fornendo un feedback neurofisiologico immediato. In particolare, una diminuzione del punteggio nel landmark task è associata a una riduzione dell’ampiezza del N2b, indice di attenzione sostenuta. Allo stesso modo, errori nel riconoscimento di volti si accompagnano a una riduzione del componente P300, riflettendo un deficit di elaborazione di stimoli rilevanti.

L’analisi statistica ha utilizzato test non parametrici di Wilcoxon per confrontare i punteggi mediani tra le diverse fasi (pre‑, intra‑ e post‑operatorie) e modelli lineari misti per valutare l’interazione tra tempo di esecuzione e tipo di compito. I risultati suggeriscono che, sebbene la performance globale non peggiori significativamente, le fluttuazioni intraoperatorie possono anticipare deficit post‑operatori più sottili, non rilevabili con i tradizionali test neuropsicologici.

Questa metodologia apre la strada a una neurochirurgia “cognitivamente guidata”, dove la decisione di proseguire la resezione può essere modulata in base a segnali neuropsicologici e neurofisiologici simultanei, riducendo il rischio di danni permanenti alle reti sociali e spaziali del cervello destro.

Chiedi all'AI

Approfondisci la notizia a colpo d'occhio con 3 spiegazioni sintetiche

Fonti

Autori:
Barbara TomasinoIlaria GuarracinoTamara IusMiran Skrap
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 07/05/2026
Consulta le nostre Linee Guida Editoriali & Etica AI
Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

Continua a esplorare

Scopri l'intero archivio di pillole scientifiche o torna alla home

Riconnessione al server... Aggiornamento della sessione in corso
Connessione interrotta Impossibile stabilire il collegamento
Sessione aggiornata Ricarica per visualizzare i contenuti