Nel 2018 un musicologo è stato chiamato dal Ministero della Cultura serbo per far parte di una commissione che sceglieva i progetti musicali da finanziare. Per cinque anni ha osservato da vicino come funzionano le decisioni culturali in un Paese dove meno dell'1 % del bilancio nazionale è destinato alla cultura. Usando le sue competenze di musicologia applicata, ha valutato proposte di composizione contemporanea, performance sperimentali e iniziative educative, cercando di dare spazio a voci giovani e innovative. L’esperienza ha mostrato quanto sia difficile bilanciare la qualità artistica con le restrizioni di un budget così limitato. La commissione doveva confrontare progetti ambiziosi con la realtà di pochi fondi, facendo scelte che avrebbero potuto influenzare la vita di musicisti emergenti e il pubblico. L’autoetnografia dell’autore racconta le tensioni tra la passione per la musica e le politiche di spesa, evidenziando il ruolo cruciale di chi, con una formazione specialistica, può tradurre la teoria in decisioni concrete. Il racconto è un invito a riflettere su quanto la cultura dipenda da chi la gestisce e su come anche un singolo esperto possa contribuire a farla vibrare più forte, nonostante le difficoltà economiche.
L’automusicologia applicata, disciplina alla base dell’intervento del musicologo, combina analisi teorica, metodologie di ricerca qualitativa e valutazione di impatto sociale. In questo caso, l’autoetnografia ha permesso di raccogliere dati soggettivi – percezioni, emozioni, conflitti interni – integrandoli con documenti ufficiali, bilanci e criteri di valutazione dei progetti. La commissione operava secondo un modello di scoring che pesava fattori quali originalità compositiva, potenziale di diffusione, inclusività di pubblico e sostenibilità finanziaria. Il limite del 1 % di spesa culturale, fissato dalla legge di bilancio serba, imponeva una soglia di finanziamento massimo di circa 10 milioni di euro annui, da suddividere tra tutti i settori artistici. Questo vincolo ha richiesto una gestione strategica delle risorse, con priorità date a progetti che potessero generare ricadute economiche (tour, registrazioni) o educative (workshop per scuole). Dal punto di vista della musicologia, l’intervento ha evidenziato l’importanza di un approccio interdisciplinare: la conoscenza della teoria musicale si è intrecciata con l’economia della cultura, la sociologia delle pratiche artistiche e la politica pubblica. Il risultato è stato un modello di decisione più trasparente, capace di valorizzare la diversità sonora serba e di creare un ponte tra artisti emergenti e istituzioni, nonostante la scarsità di fondi.
