Un team di ricercatori ha scoperto che le nanoparticelle d'argento, prodotte in modo ecologico da un batterio chiamato Lysinibacillus fusiformis, possono migliorare la coltivazione in vitro delle fragole. Gli scienziati hanno aggiunto diverse dosi di AgNP (0, 100, 200 e 300 mg L⁻¹) a un terreno di crescita standard e hanno osservato la crescita dei germogli. A concentrazioni basse (100‑200 mg L⁻¹) le piante hanno prodotto più germogli, più foglie e radici più lunghe rispetto al controllo. Quando la dose è aumentata a 300 mg L⁻¹, i benefici diminuiscono, ma la quantità di clorofilla (i pigmenti verdi della fotosintesi) continua a crescere. Dopo la fase in vitro, i germogli trattati con AgNP sono stati trasferiti in vaso: il 90 % di loro è sopravvissuto, contro il 70 % dei non trattati. Questo indica che le nanoparticelle non solo favoriscono la crescita, ma aiutano anche le piante a resistere allo stress del trapianto. I risultati suggeriscono che, usando dosi ottimali, le AgNP potrebbero rendere la produzione di fragole più efficiente e sostenibile, riducendo la necessità di pesticidi e migliorando la qualità del prodotto finale.
Le AgNP sono state sintetizzate mediante un processo di riduzione biologica: il ceppo Lysinibacillus fusiformis secreta enzimi e metaboliti capaci di trasformare ioni Ag⁺ in particelle d'argento di dimensioni comprese tra 10 e 30 nm. La caratterizzazione mediante spettroscopia UV‑Vis, TEM e zeta‑potential ha confermato una buona stabilità colloidale e una superficie ricoperta da gruppi funzionali (proteine, polisaccaridi) che ne modulano l'interazione con le cellule vegetali. In vitro, le AgNP penetrano le pareti cellulari per endocitosi o diffondendosi attraverso i pori plasmatici, generando una lieve risposta di stress ossidativo. A concentrazioni moderate, questo stress attiva vie di segnalazione (es. MAPK, ROS‑mediated) che stimolano la sintesi di antiossidanti e la proliferazione cellulare, favorendo la formazione di meristemi e l'allungamento delle radici. L'aumento della clorofilla osservato a dosi più alte può derivare da una maggiore disponibilità di ioni Ag⁺ che, in piccole quantità, fungono da cofattori per enzimi coinvolti nella biosintesi dei pigmenti. Tuttavia, concentrazioni eccessive provocano accumulo di Ag⁺ tossico, inibendo la fotosintesi e alterando la membrana plasmatica. La fase di acclimatazione ex vitro beneficia della pre‑condizionamento delle piante: le radici già esposte a AgNP mostrano una migliore capacità di assorbire nutrienti e di formare micorrize sintetiche, aumentando la sopravvivenza post‑trapianto. Questi risultati aprono la strada a protocolli di micropropagazione più sostenibili, ma richiedono ulteriori studi sulla biodisponibilità a lungo termine e sull'impatto ambientale delle nanoparticelle rilasciate nel suolo.
