Le tecniche di imaging hanno cambiato il modo di studiare le opere d'arte, soprattutto quando non è possibile prelevare campioni. Un team di ricercatori ha analizzato quattro acquerelli degli anni ’30 conservati nell’Arxiu Valencià del Disseny usando solo strumenti portatili.
Con una fotocamera spettrale hanno creato “cubi di dati” che registrano la luce riflessa in centinaia di bande spettrali per ogni pixel. Dopo aver confrontato i profili di riflettanza con standard noti, hanno prodotto immagini RGB, false‑color infrared e mappe di componenti principali. Un algoritmo chiamato Vector Angle mapper ha permesso di associare ogni pixel a uno spettro di pigmento.
Parallelamente, hanno usato XRF per identificare gli elementi chimici, Raman per le vibrazioni molecolari e FT‑NIR/FT‑MIR per le firme organiche e inorganiche. Grazie a questi dati incrociati, hanno riconosciuto pigmenti del XIX secolo come il blu di Prussia, il giallo di cromo e il rosso alizarina.
Il risultato dimostra che la Reflectance Imaging Spectroscopy, pur con limiti tecnici, è uno strumento chiave per documentare e conservare il patrimonio di design, offrendo una mappa cromatica completa senza danneggiare l’opera.
