Il disturbo borderline di personalità (BPD) è una condizione complessa, spesso legata a traumi infantili. Gli scienziati hanno scoperto che una piccola modifica chimica del DNA, chiamata metilazione, può influenzare come i geni si accendono o si spengono. In particolare, il gene PRDM8, che aiuta a regolare altri geni, mostra una ridotta metilazione nel sangue di persone con BPD rispetto a soggetti sani. Dopo un ciclo di terapia dialettico‑comportamentale (DBT), la metilazione di PRDM8 è aumentata leggermente, e questo cambiamento è andato a segno di sintomi meno intensi. Curiosamente, la stessa variazione non è stata trovata nella saliva, né è risultata collegata alle esperienze avverse dell’infanzia. Questi risultati suggeriscono che PRDM8 potrebbe essere un “marcatore” della risposta al trattamento, ma non necessariamente della storia di trauma. La ricerca apre la porta a nuovi studi su come geni ed ambiente interagiscono nel BPD, puntando a terapie più mirate in futuro.
La metilazione del DNA è un meccanismo epigenetico che aggiunge gruppi metilici alle citosine, tipicamente in contesti CpG. Questa modifica non altera la sequenza del gene, ma può influenzare l’accessibilità della cromatina e, di conseguenza, l’espressione genica. PRDM8 codifica una proteina con dominio PR (PRDI‑BFA1/RIPE3‑like) e una zona C2H2 zinc‑finger, tipica delle metiltransferasi istoniche. In modelli murini, PRDM8 è coinvolto nella repressione di geni legati alla differenziazione neuronale e nella modulazione della risposta allo stress. L’ipometilazione osservata nel sangue dei pazienti BPD potrebbe riflettere una maggiore espressione di PRDM8, potenzialmente alterando il bilancio tra attivazione e repressione di circuiti neuronali legati all’impulsività e alla regolazione emotiva. La terapia DBT, basata su mindfulness e ristrutturazione cognitivo‑comportamentale, può indurre cambiamenti neuroplastici che si traducono in modifiche epigenetiche, come l’aumento della metilazione di PRDM8. Tuttavia, la mancanza di correlazione con le ACE suggerisce che altri fattori, forse lo stress acuto o la farmacoterapia, siano più determinanti per questo specifico sito epigenetico. Future analisi a livello di singola cellula e studi longitudinali su più loci epigenetici saranno cruciali per definire se PRDM8 è un vero biomarcatore di risposta terapeutica o semplicemente un indicatore di stato fisiologico transitorio.
