Le fuoriuscite di petrolio in mare sono una minaccia per gli ecosistemi, l'economia e la salute umana. Per contrastarle, gli scienziati hanno sviluppato un nuovo metodo che combina radar marini, tecniche di visione artificiale e un algoritmo ispirato alle lucciole.
Prima di tutto, le immagini radar vengono pulite: tre passaggi migliorano i contorni del film d'olio, rendendolo più evidente. Poi si estraggono due tipi di “impronte digitali” visive: i Local Binary Patterns (LBP), che catturano le texture, e gli Histogram of Oriented Gradient (HOG), che descrivono le direzioni dei bordi. Dopo una leggera sfumatura con un filtro medio, le informazioni LBP e HOG vengono fuse per creare una mappa ricca di dettagli.
A questo punto, un algoritmo di clustering chiamato K‑Means separa le zone sospette dal resto dell’immagine. L’ultimo passo è la classificazione: qui entra in gioco l’Improved Firefly Optimization (IFA), una versione potenziata dell’algoritmo delle lucciole, che decide se una regione è davvero una macchia d’olio o solo un artefatto radar.
Rispetto al tradizionale algoritmo FA, l’IFA è più preciso nella segmentazione dei film d’olio, garantendo una rilevazione più rapida e affidabile. Questo approccio apre una nuova strada per il monitoraggio marino, consentendo interventi tempestivi e riducendo l’impatto ambientale delle fuoriuscite.
