Un team di ricercatori ha messo alla prova l’estratto idroalcolico di rosmarino (RHE) contro un nemico difficile: il biofilm misto di Candida albicans e batteri multi‑resistenti come Acinetobacter baumannii, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa. Dopo aver estratto i composti con alcool e acqua, hanno misurato flavonoidi e fenoli, scoprendo che l’EC50 è di 19,5 µg/mL, un valore che indica buona attività antiossidante. Con HPLC‑DAD e GC‑MS hanno identificato l’acido rosmarinico e l’α‑pinene, due molecole note per le loro proprietà antimicrobiche.
I test di MIC e MMC hanno mostrato che il RHE è microbico‑cidal, cioè uccide i microrganismi, e soprattutto è capace di ridurre il biofilm fino al 70 % in vitro, superando persino la clorhexidina al 0,12 %. Il biofilm è una specie di “cappotto protettivo” che rende i batteri e i funghi più difficili da eliminare; romperlo è fondamentale per combattere le infezioni resistenti.
Questi risultati suggeriscono che il rosmarino, da spezia da cucina, potrebbe diventare una base per nuovi farmaci o disinfettanti contro patogeni che non rispondono più agli antibiotici tradizionali. Naturalmente, gli esperimenti sono ancora in laboratorio, ma aprono la porta a terapie più “green” e meno dipendenti da composti chimici sintetici.
