Un gruppo di ricercatori messicani ha voluto capire se il pensiero scientifico potesse potenziare il pensiero critico nei bambini di quinta elementare. Hanno diviso la classe in due gruppi: uno “normale”, che seguiva il programma tradizionale, e uno “scientifico”, che imparava il metodo scientifico con un template colorato – osservazione, domanda, ipotesi, esperimento e conclusione. Prima e dopo l’intervento i ragazzi hanno svolto un test che valutava classificazione, risoluzione di problemi, decisioni e ragionamento logico. I risultati? I bambini del gruppo scientifico hanno migliorato notevolmente i punteggi, superando quelli del gruppo di controllo. Interessante notare che i maschi hanno ottenuto punteggi critici più alti rispetto alle femmine, ma il pensiero scientifico non ha mostrato differenze di genere. In pratica, far lavorare i ragazzi su esperimenti e domande li aiuta a ragionare meglio in generale. Questo studio suggerisce che introdurre il metodo scientifico fin dalla scuola primaria può essere una chiave per sviluppare menti più critiche e curiose.
Il metodo scientifico impiegato nello studio si basa su una sequenza iterativa di fasi: osservazione (identificazione di un fenomeno), formulazione di una domanda, ipotesi (spiegazione provvisoria), sperimentazione (test controllato) e conclusione (valutazione dei risultati). Questa struttura favorisce l’attivazione di circuiti neuronali legati alla memoria di lavoro e al ragionamento deduttivo. Studi di neuroeducazione mostrano che l’attività di ipotesi‑testing stimola la corteccia prefrontale dorsolaterale, area cruciale per la flessibilità cognitiva. Inoltre, l’uso di personaggi guida nel template riduce il carico cognitivo, facilitando l’apprendimento per studenti con capacità di elaborazione limitate. La differenza di genere osservata nei punteggi critici potrebbe riflettere fattori socioculturali più che biologici, poiché il contesto scolastico spesso incoraggia comportamenti più competitivi nei maschi. Infine, la natura quasi‑sperimentale dello studio, con pre‑ e post‑test, permette di isolare l’effetto dell’intervento, ma sarebbe utile includere misure a lungo termine per verificare la persistenza dei benefici nel tempo.
