In Bulgaria, gli insegnanti stanno sperimentando nuovi metodi STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – per rendere le lezioni più interattive. Attraverso interviste semi‑strutturate, i docenti hanno raccontato le loro esperienze: molti apprezzano l’entusiasmo degli studenti, ma segnalano ostacoli concreti. Il tempo a disposizione nel curriculum è spesso insufficiente; le ore dedicate a progetti interdisciplinari vengono ridotte per far spazio a materie tradizionali. Inoltre, la mancanza di risorse tecnologiche – come kit di robotica o software di simulazione – limita le attività pratiche. Un altro punto critico è la formazione: gli insegnanti chiedono corsi di aggiornamento specifici per gestire al meglio le attività STEM. Nonostante le difficoltà, i risultati sono incoraggianti: le classi che hanno integrato esperimenti pratici hanno registrato maggiore partecipazione e curiosità. Gli intervistati hanno anche evidenziato l’importanza del supporto istituzionale: politiche scolastiche che incentivino l’acquisto di attrezzature e la collaborazione tra scuole possono accelerare la diffusione del modello STEM. In sintesi, la ricerca mostra che, sebbene la Bulgaria abbia ancora molto da fare, gli insegnanti sono motivati a trasformare l’educazione, puntando su risorse condivise, formazione continua e una maggiore flessibilità curricolare.
La letteratura internazionale concorda sul fatto che l’integrazione STEM richieda tre pilastri fondamentali: contenuti interdisciplinari, pratiche basate su problemi reali e sviluppo di competenze trasversali. In Bulgaria, il quadro normativo recente (Strategia Nazionale per l’Educazione 2020‑2030) prevede l’inserimento di moduli STEM, ma la loro attuazione dipende da fattori locali. Gli insegnanti intervistati hanno evidenziato una carenza di infrastrutture: laboratori poco attrezzati, connessioni internet instabili e assenza di piattaforme digitali condivise. Queste limitazioni influiscono sulla capacità di realizzare attività di coding, stampa 3D o esperimenti di fisica avanzata. Dal punto di vista delle competenze, la ricerca evidenzia che i docenti devono possedere non solo conoscenze disciplinari, ma anche abilità pedagogiche per facilitare l’apprendimento attivo, la collaborazione e la riflessione critica. I programmi di formazione continua, spesso finanziati da fondi europei, includono workshop su metodologie progettuali, uso di strumenti di realtà aumentata e valutazione formativa. Un altro aspetto cruciale è la valutazione: i sistemi di grading tradizionali non catturano pienamente le competenze STEM, perciò si stanno sperimentando rubriche basate su portfolio e presentazioni di progetto. Infine, la ricerca sottolinea l’importanza di una cultura della collaborazione tra scuole, università e imprese: partnership con laboratori di ricerca o start‑up tecnologiche forniscono risorse, mentorship e contesti reali per gli studenti. Questi elementi, se coordinati, possono colmare il divario tra la visione politica e la pratica quotidiana, rendendo la STEM una componente stabile del curriculum bulgaro.
