Nel cuore dell’antica capitale hittita, Hattusa, sorge Yerkapı, una struttura imponente con una Porta del Sfinx e un tunnel sotterraneo ricco di 249 incisioni geroglifiche. Gli studiosi pensano che il postern non fosse una difesa, ma un luogo di cerimonie sacre. Per scoprirne i misteri, hanno usato droni, scanner laser e fotogrammetria, creando modelli 3D ultra‑dettagliati. Grazie a queste tecnologie, è stato possibile misurare con precisione le forme delle incisioni e capire come si collegano alla Porta del Sfinx. L’analisi dei pigmenti rossi ha rivelato la composizione chimica dei colori, indicando l’uso di minerali locali. Unendo i modelli digitali ai dati petrografici, i ricercatori hanno individuato dettagli invisibili a occhio nudo e hanno ricostruito l’ordine di lettura delle scritte. Il risultato suggerisce che Yerkapı fosse un centro simbolico e rituale, arricchendo la nostra conoscenza delle pratiche cerimoniali hittite e aprendo nuove strade per l’archeologia digitale.
Le incisioni di Yerkapı sono state tracciate con una precisione millimetrica grazie al LiDAR terrestre, che ha catturato milioni di punti nuvola. L'analisi spettroscopica dei pigmenti ha identificato ossidi di ferro come principale fonte del rosso, tipico delle pitture hittite. La disposizione delle iscrizioni segue un percorso spirale attorno alla Porta del Sfinx, suggerendo un percorso rituale che guidava i partecipanti attraverso fasi simboliche. Alcuni segni corrispondono a antichi logogrammi hittiti legati a divinità della fertilità e della protezione, mentre altri mostrano influenze anatoliche. L'integrazione di dati geofisici ha permesso di rilevare micro‑fratture nella pietra, probabilmente causate da vibrazioni rituali o da lavori di restauro antichi. Questo studio dimostra come la sinergia tra archeologia tradizionale e tecnologie digitali possa rivelare non solo l’aspetto estetico, ma anche la funzione funzionale e simbolica di monumenti complessi, aprendo nuove prospettive per l'interpretazione di siti preistorici.
