Il tarwi, o Lupinus mutabilis, è un legume andino ricco di proteine che sta facendo parlare di sé nel mondo del cibo funzionale. Gli scienziati hanno isolato la frazione albuminica delle sue proteine usando una filtrazione ultrafiltrante, poi l’hanno scomposta con una proteasi naturale, la PC7, prodotta da un batterio Micrococcus. Dopo aver ottimizzato il rapporto enzima‑substrato e i tempi di reazione, hanno ottenuto due idrolizzati: HAP (solo PC7) e HAPA (PC7 seguito da alcalasi).
I test in vitro hanno mostrato che entrambi gli idrolizzati sono capaci di neutralizzare radicali liberi, grazie a un’attività antiossidante misurata con ABTS e ORAC. Inoltre, inibiscono l’enzima ACE, che regola la pressione sanguigna, e il DPP‑IV, coinvolto nel metabolismo del glucosio. Queste proprietà suggeriscono che i peptidi derivati dal tarwi potrebbero aiutare a gestire lo stress ossidativo, l’ipertensione e i disturbi metabolici, senza però sostituire farmaci o diete mediche.
Il risultato è un ingrediente multifunzionale, pronto a entrare in barrette, bevande o snack per chi vuole prendersi cura del proprio corpo in modo naturale. Il prossimo passo sarà testare la sicurezza e l’efficacia in studi clinici, ma già ora il tarwi si conferma una risorsa promettente per la nutrizione del futuro.
