Capire una battuta, un'ironia o una metafora non è sempre immediato. Per molti giovani nello spettro autistico, il linguaggio non letterale può sembrare un codice difficile da decifrare. Uno studio pilota pubblicato su *Brain Sciences* ha testato se una piccolissima scossa elettrica, impercettibile e sicura, possa dare una mano.
I ricercatori hanno coinvolto 10 ragazzi tra i 18 e i 25 anni. L'obiettivo era l'area di Broca, una regione cerebrale chiave per il linguaggio sociale, quella che ci aiuta a scegliere le parole giuste in base al contesto. Per cinque giorni consecutivi, i partecipanti hanno fatto un training cognitivo-comportamentale: una volta ricevendo una stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) reale, un'altra volta una simulata (placebo), senza sapere quale fosse quale.
Il risultato? Con la stimolazione reale, la capacità di usare e comprendere il linguaggio pragmatico — quindi ironia, metafore, richieste indirette — è migliorata in modo significativo rispetto al placebo. C'è un dettaglio sorprendente: il miglioramento è stato maggiore nei partecipanti con un quoziente intellettivo più basso, suggerendo che chi parte da una base diversa ha più margine per beneficiare di questo 'aiuto' neurale.
Attenzione: siamo agli inizi. Dieci persone sono poche per trarre conclusioni definitive, ma l'idea che una tecnologia non invasiva possa potenziare gli effetti di una terapia comportamentale apre scenari affascinanti per il futuro del supporto alla comunicazione sociale.
