Salta al contenuto principale
Articolo
100%
HD

Le antiche costruzioni in terra compressa, o rammed earth, sono diffuse in tutto il mondo, ma spesso rimangono fuori dai progetti digitali di conservazione. Un gruppo di ricercatori ha ideato un metodo che collega due mondi: l'HBIM, il modello digitale degli edifici, e il GIS, il sistema che mappa il territorio.

Il segreto è un database object‑relational, capace di gestire dati geometrici, semantici e geospaziali in un unico posto. Grazie a script Dynamo, le informazioni di Revit (software di modellazione) fluiscono verso QGIS e PostgreSQL/PostGIS, e viceversa, in modo automatico.

Il team ha provato il flusso su sette fortificazioni di terra compressa dell’Andalusia, scegliendo siti diversi per forma e posizione. Il risultato? Una documentazione multiscala che combina planimetrie 3D, descrizioni dei materiali, diagnosi di degrado e dati ambientali. Con questi dati, gli studiosi possono capire meglio le tecniche costruttive, le variazioni di suolo e lo stato di conservazione.

Il vantaggio più grande è la possibilità di inserire i modelli degli edifici in piani di gestione territoriale più ampi, facilitando decisioni di tutela sia a livello locale che regionale. Il progetto dimostra che strumenti open‑source e workflow automatizzati possono rendere la conservazione del patrimonio vernacolare più efficiente e replicabile in altri contesti.

Bonus
100%
HD

Il database object‑relational utilizzato combina PostgreSQL con l’estensione PostGIS, che aggiunge tipi di dato spaziali (geometrie, raster) e funzioni di analisi geospaziale. In Revit, gli elementi architettonici sono arricchiti da parametri condivisi (es. tipo di materiale, data di costruzione) grazie a Dynamo, che esporta questi attributi in tabelle CSV. Queste tabelle vengono poi importate in PostgreSQL, dove le chiavi primarie collegano ogni elemento a una geometria GIS (poligono, linea o punto).

Il flusso bidirezionale consente di aggiornare simultaneamente il modello 3D e la mappa territoriale: una modifica al modello di parete in Revit si riflette automaticamente nella corrispondente feature di QGIS, e viceversa. Inoltre, l’integrazione di dati ambientali (es. mappe di umidità del suolo, esposizione al sole) permette di eseguire analisi di vulnerabilità, calcolando indici di deterioramento basati su fattori climatici e materiali.

Il risultato è una struttura dati normalizzata che supporta query complesse, come "mostra tutti gli edifici in zona X con materiale Y e indice di degrado > Z". Questo approccio facilita la creazione di dashboard interattive per i conservatori, consentendo decisioni basate su evidenze quantitative e su una visione integrata del patrimonio a scala edilizia e paesaggistica.

Chiedi all'AI

Approfondisci la notizia a colpo d'occhio con 3 spiegazioni sintetiche

Fonti

Autori:
F. Javier Chorro-DomínguezPaula RedweikJosé Juan Sanjosé-Blasco
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 15/06/2026
Consulta le nostre Linee Guida Editoriali & Etica AI
Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

Continua a esplorare

Scopri l'intero archivio di pillole scientifiche o torna alla home

Riconnessione al server... Aggiornamento della sessione in corso
Connessione interrotta Impossibile stabilire il collegamento
Sessione aggiornata Ricarica per visualizzare i contenuti