Il Zeiss‑1000 è il telescopio da un metro di diametro del Special Astrophysical Observatory della Russian Academy of Sciences. Nonostante le sue dimensioni contenute, è una vera centrale di ricerca: può fare fotometria, spettroscopia a media e alta risoluzione e persino polarimetria. Negli ultimi anni, gli astronomi hanno aggiunto metodi “guest”, come l’imaging a linee di emissione, per osservare fenomeni che altrimenti sfuggirebbero. Il programma di osservazione è organizzato in semestri, così ricercatori dell’Osservatorio e di altre istituzioni possono prenotare tempo al telescopio. Tra gli obiettivi più affascinanti ci sono le stelle “calde”, cioè quelle con temperature superiori a 10.000 K, ma anche blazar, lampi di raggi gamma, supernove massicce, variabili cataclismatiche, stelle magnetiche, nane bianche, variabili blu luminose e nane rosse. Ogni classe di oggetto racconta una storia diversa sull’evoluzione stellare e sull’energia dell’universo. Grazie alle nuove tecniche, il Zeiss‑1000 ha permesso di catturare spettri dettagliati di stelle massive, rivelando composizioni chimiche e velocità di rotazione. Inoltre, le osservazioni polarimetriche hanno svelato campi magnetici nascosti in alcune stelle. In pratica, questo telescopio è come un laboratorio spaziale a cielo aperto, dove ogni notte può nascere una scoperta che cambia il nostro modo di vedere il cosmo.
Il Zeiss‑1000 è equipaggiato con una camera CCD a 2 k × 2 k pixel, capace di raggiungere una sensibilità di circa 22 mag in esposizioni di 300 s. La fotometria standard utilizza filtri Johnson‑Cousins (U, B, V, R, I), consentendo la costruzione di curve di luce precise per variabili cataclismatiche e transitori di supernove. La spettroscopia a media risoluzione (R≈5 000) è realizzata con un echelle a prisma, mentre la alta risoluzione (R≈30 000) sfrutta una griglia echelle a 31 g mm⁻¹, ideale per studiare linee di assorbimento in stelle massive e determinare velocità radiali con precisione di pochi km s⁻¹. La polarimetria, introdotta nel 2018, utilizza un modulatore rotante a ¼ wave plate e un analizzatore di polarizzazione, permettendo la misura di polarizzazioni dell'ordine del 0,1 %. Queste capacità hanno portato a risultati notevoli: ad esempio, l'analisi spettroscopica di una Luminous Blue Variable (LBV) ha rivelato un aumento improvviso di azoto, indice di un episodio di mass loss. Le osservazioni di blazar hanno mostrato variazioni di polarizzazione correlate a fluttuazioni di luminosità, suggerendo un legame tra jet magnetico e emissione ottica. Inoltre, il telescopio è stato impiegato per monitorare la caduta di luminosità di una nova cataclismatica, fornendo dati cruciali per modellare la nucleosintesi di elementi pesanti. Il programma di imaging a linee di emissione, basato su filtri stretti centrati su Hα e [O III], ha permesso di mappare nebulose planetarie e regioni di formazione stellare con risoluzione spaziale di 0,8″, rivelando strutture filamentari non visibili in banda larga. In sintesi, il Zeiss‑1000 combina versatilità strumentale e accessibilità, rendendolo un nodo cruciale per la ricerca di fenomeni transitori e per lo studio dettagliato di oggetti stellari estremi.
