Le città stanno sperimentando treni senza conducente, grazie a due tecnologie chiave: il Controllo Remoto (RTC) e l’Operazione Automatica (ATO). In un recente studio su una rete tranviaria europea, ricercatori hanno intervistato 44 esperti – operatori, fornitori e responsabili della sicurezza – per capire cosa può cambiare davvero. I risultati mostrano tre grandi vantaggi: prima di tutto, la produttività sale, perché i tram possono viaggiare più vicini tra loro senza rischi. Poi, la sicurezza migliora: i sistemi monitorano costantemente velocità, freni e segnali, riducendo gli errori umani. Infine, l’impatto ambientale diminuisce, poiché l’energia viene usata in modo più efficiente. Ma non è tutto oro quello che luccica. Le difficoltà sono altrettante: le normative attuali non sempre prevedono treni senza macchinista, quindi occorrono nuove leggi. Dal punto di vista tecnico, è fondamentale garantire una connessione dati stabile e difendersi da attacchi informatici. Inoltre, il personale deve imparare nuove competenze o cambiare ruolo, il che può creare tensioni. Gli autori suggeriscono di procedere a piccoli passi, testando le soluzioni in ambienti controllati e coinvolgendo tutti gli attori fin dall’inizio. Solo così le città potranno sfruttare al massimo le potenzialità dell’automazione, rendendo i trasporti più rapidi, sicuri e verdi.
L’Operazione Automatica (ATO) si basa su algoritmi di controllo predittivo che calcolano in tempo reale la traiettoria ottimale del veicolo, tenendo conto di variabili come pendenza, peso del carico e condizioni atmosferiche. Il sistema utilizza sensori di posizione (GNSS), balise magnetiche e comunicazioni V2I (Vehicle‑to‑Infrastructure) per aggiornare costantemente la mappa digitale del percorso. Il Controllo Remoto (RTC), invece, prevede una rete di comunicazione a bassa latenza (tipicamente 5G o LTE‑Advanced) che collega il veicolo a un centro operativo. Questa architettura consente di inviare comandi di emergenza, aggiornare i parametri di guida e ricevere dati diagnostici in tempo reale. Un aspetto critico è la cybersecurity: le comunicazioni devono essere cifrate con protocolli TLS 1.3 e includere meccanismi di autenticazione a chiave pubblica per prevenire intrusioni. Dal punto di vista normativo, la Direttiva UE 2016/797 richiede una certificazione di sicurezza funzionale di livello SIL 4 per i sistemi di controllo ferroviario, il che implica test di fault‑tolerance e ridondanza hardware. Inoltre, la transizione organizzativa richiede programmi di up‑skilling per gli operatori, con corsi certificati su gestione dei sistemi ATO/RTC e simulazioni di scenari di guasto. L’adozione graduale, iniziando con linee a bassa densità di traffico, permette di raccogliere dati operativi, affinare gli algoritmi di intelligenza artificiale e dimostrare la conformità alle normative, riducendo al contempo i costi di implementazione.
