Le stelle di tipo A classiche (CAe) sono circondate da dischi di gas che emettono luce, soprattutto nella linea Hα. Tradizionalmente, si pensava che il riscaldamento di questi dischi fosse dovuto quasi esclusivamente alla fotoionizzazione, cioè all’energia fornita dalla radiazione stellare. Recenti modelli, però, hanno aggiunto un altro ingrediente: il calore prodotto dall’attrito interno del disco, chiamato riscaldamento viscoso.
Il risultato è sorprendente. Per le stelle più calde, di tipo A0‑A1, l’effetto della viscosità è quasi trascurabile: il disco rimane dominato dal calore della stella. Man mano che si scende verso tipi più freddi (A2‑A5), l’attrito tra gli strati del disco diventa più importante, soprattutto se il parametro di viscosità, α, è alto (≥0.3). In queste condizioni il disco si riscalda di più, aumentando l’intensità dell’emissione Hα.
Il modello spiega anche perché, osservando le popolazioni di stelle CAe, il numero di stelle con emissione diminuisce bruscamente oltre il tipo A2. Se α è sufficientemente grande, però, anche le stelle più fredde (fino a A5) potrebbero mostrare emissioni più forti, un fenomeno ancora poco documentato perché le CAe di tipo A4‑A5 sono rare o poco studiate.
In sintesi, la viscosità non è solo un dettaglio tecnico: può cambiare la temperatura del disco e, di conseguenza, la firma luminosa che osserviamo da terra.
