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Hai mai pensato che una vecchia fotografia in bianco e nero sia un piccolo scrigno chimico? Non è solo l'immagine a raccontare una storia, ma anche la carta su cui è stampata. Un team di ricercatori ha fatto da "detective" su campioni originali Ilford degli anni '50 e Kodak del 1972, usando microscopi elettronici, raggi X e laser Raman per leggerne la ricetta segreta.

Hanno scoperto dettagli affascinanti. Le carte "crema" Ilford devono il loro colore caldo all'ossido di ferro, una specie di ruggine controllata. In un campione Ilford privo dello strato di bario (la baryta, che di solito rende la carta bianca e lucida), hanno trovato biossido di titanio in forma di anatase: una scelta insolita per l'epoca. La Kodak degli anni '70, invece, aveva già standardizzato la produzione mescolando fibre di legni diversi per ottenere toni uniformi.

Perché è importante? Conoscere questi "ingredienti" permette di datare uno scatto con precisione, smascherare falsi e scegliere il modo migliore per conservare il nostro patrimonio visivo. La prossima volta che sfogli un album di famiglia, ricorda: stai toccando una pagina di storia della chimica industriale.

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Lo studio, pubblicato su Heritage, ha applicato un approccio multi-analitico non invasivo e micro-invasivo su tre set di campioni: due campionari Ilford (circa 1950) e uno Kodak (1972). La fase di screening ha usato misurazioni di spessore, colorimetria, microscopia ottica e fluorescenza UV-vis per raggruppare le carte per finitura superficiale (lucida, semilucida, opaca) e tono base. Ciò ha guidato il campionamento mirato per analisi stratigrafiche via SEM-EDS (morfologia e analisi elementare strato per strato), XRF (composizione elementare bulk), spettroscopia Raman (identificazione fasi cristalline e polimeri) e test di identificazione fibre/pasta (secondo standard TAPPI/ISO).

Risultati chiave: nelle carte crema Ilford è stata rilevata goethite/akaganeite (FeOOH) come pigmento colorante nello strato di baryta. Un campione Ilford "Bromide Rough" privo di baryta mostrava uno strato di rivestimento diretto sul supporto contenente TiO2 anatase (non rutilo, più comune industrialmente poi) e carbonato di calcio. I campioni Kodak 1972 evidenziano l'abbandono delle paste 100% cotone/lino per paste miste (legni teneri e duri sbiancati), con agenti sbiancanti ottici (OBAs) più omogenei e assenza di pigmenti colorati nella baryta, riflettendo l'ottimizzazione industriale per velocità e coerenza cromatica. Questi dati forniscono marcatori oggettivi per datazione, provenienza e protocolli di conservazione preventiva.

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Nei prossimi 3-5 anni, queste analisi chimiche diventeranno più accessibili e standardizzate, permettendo a chiunque di autenticare le proprie foto familiari e di preservare meglio il proprio patrimonio visivo con tecnologie più semplici e affidabili.

Fonti

Autori:
Laura-Cassandra VăleanSílvia O. SequeiraSusana França de SáÉlia Roldão
Data Pubblicazione:
Articolo Originale www.mdpi.com
Verifica editoriale completata il 24/09/2026
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Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 4.0

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